Cantù, flop del pedibus: non esiste più

È una modalità comoda ed ecologica che si sta diffondendo ovunque. Città del mobile controcorrente. Dei 7 percorsi 6 sono stati abbandonati. Il Comune: «Pochi genitori e nonni disposti a fare i volontari»

Una possibilità per muoversi in città che, a Cantù, in pratica non esiste più. Pressoché ovunque si prova a contare sul pedibus - altrove, anche piedibus -, le carovane pedonali di bimbi pensate per arrivare a scuola senza pesare sul traffico. Invece, nella Città del Mobile, il progetto è naufragato dopo l’entusiasmo iniziale degli scorsi anni. Di sette linee, ad oggi, ne è resistita una sola con pochi bambini, in via Casartelli. Le altre sei sono state abbandonate, spesso con il dispiacere degli stessi dirigenti scolastici. E se le scuole gradirebbero il servizio, è il Comune stesso a ricordare che, nonostante la disponibilità del municipio, non si trovano genitori e nonni disposti a fare da volontari per accompagnare i bimbi a scuola.

Agli uffici del Comune, in realtà, addirittura non risultano linee formalmente attive: da un paio d’anni, non vi sarebbero fondi assicurativi da destinare ad hoc, come si afferma tra le scrivanie dove in passato si è seguito il progetto. I percorsi possono essere quindi sfruttati in autonomia, ma senza la forte collaborazione con il municipio vista in passato.

«Qualcuno il pedibus lo fa ancora - dice Cattaneo - non si è però arrivati alla situazione attuale per volontà del Comune. Noi, ogni anno, mandiamo la lettera alle scuole per accettare candidature volontarie. Ma non ci sono genitori o nonni disponibili a fare da referenti. Per questo progetto serve un impegno costante da parte di più persone e, se non c’è la disponibilità, il servizio non può esserci».

Una pagina su “La Provincia” di sabato 18 aprile 2015

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