Cantù: morì cadendo dalla barella
Non ci sono colpevoli

Assolti anche gli ultimi due imputati del decesso in ospedale dell’imprenditore Montorfano

Gli eredi erano stati già risarciti dopo l’archiviazione della posizione dei medici

Il tribunale di Como ha assolto con una formula molto ampia («per non aver commesso il fatto») i due autisti soccorritori del Sant’Anna finiti a processo con l’accusa di avere determinato il decesso dell’imprenditore canturino Renato Montorfano, 81 anni, scomparso il 4 ottobre del 2008 dopo essere scivolato da una barella sulla quale era stato accompagnato all’ospedale Sant’Anna per essere sottoposto a un’ecografia.

A Fulvio Crippa, 59 anni di Maslianico, e a Claudio Trombetta, 51, comasco (difesi dagli avvocati Davide Giudici e Renato Papa), non può essere attribuita, secondo il tribunale di Como, nessuna responsabilità, il che, però, non significa che non ne esistano in termini assoluti, ché altrimenti il giudice li avrebbe dichiarati non colpevoli «perché il fatto non sussiste».

Una lunga agonia

Quel mattino di settembre, lasciando che Montorfano restasse solo steso su una barella all’ingresso del reparto a cui era destinato, qualcuno sbagliò, anche se il processo non ha consentito di accertare chi, rimandando al contenuto di un capo di imputazione che ricostruisce una serie di inottemperanze di norme e procedure aziendali di sicurezza per le quali l’ospedale aveva già liquidato gli eredi dell’imprenditore, inducendoli, lo scorso maggio, a uscire dal processo. Montorfano, noto con il soprannome di “Cavanèta”, con il quale a Cantù era conosciutissimo, cadde da quella barella rimediando un violento trauma cranico per le cui conseguenze - combinate a un quadro clinico comunque già compromesso da altre patologie - si spense due settimane dopo, il 4 ottobre del 2008.

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