Dipendente di Asf licenziato  Il giovane insultato: «Mi spiace»

Dipendente di Asf licenziato

Il giovane insultato: «Mi spiace»

La madre: «Ci siamo chiariti subito e abbiamo ritirato la querela»

Il ragazzo aveva l’abbonamento, ma quel giorno se l’era dimenticato a casa

Si erano chiariti e avevano fatto pace. E adesso che hanno scoperto che, per quella lite con tanto di insulti avvenuta il 6 febbraio scorso l’autista è stato licenziato, dicono convinti: «Ci dispiace, non volevamo». La mamma e la sorella del giovane studente di Missaglia che aveva denunciato per violenza privata Fabio Uccelli, il dipendente Asf licenziato a metà aprile «per tutelare l’immagine e la serietà dell’ azienda e la sicurezza dei passeggeri», non nascondono il proprio disappunto per l’esito di quella discussione.«Punirlo era giusto ma il licenziamento ci sembra esagerato», dice la famiglia. «Sarebbe bastato un rimprovero o un ammonimento. A nessuno fa piacere che un’altra persona possa avere perso il lavoro. Anche lui avrà una famiglia e quindi ci dispiace che per quello che è accaduto le conseguenze siano state gravi». Il capofamiglia, Jamal, 56 anni, vive con la moglie, la figlia maggiore Chaimaa, 26 anni, e il marito di lei, oltre al ragazzo di 17 anni protagonista della vicenda. «Quando c’è stato lo scontro sull’autobus - raccontano mamma e sorella - lui stava andando a scuola. Aveva dimenticato l’abbonamento a casa. Può succedere. L’autista però se l’è presa con lui anche se lo conosce e lo vede tutti i giorni. Non era nemmeno la prima volta che accadeva. Si comporta così anche con altri. Forse perché siamo stranieri». Subito dopo lo scontro, papà Jamal si era recato dai carabinieri, per denunciare. Ma erano bastati alcuni giorni perché tutto rientrasse: «L’autista si è scusato. Anche mio fratello si è scusato. Per questo, abbiamo ritirato la denuncia».

Ieri intanto si sono chiariti meglio i contorni dell’episodio. La mattina del 6 febbraio, alla fermata di Missaglia, il ragazzo - cittadino italiano - sale sul bus diretto a Merate. L’autista chiede il biglietto: «Gli ho detto - si evince dalla denuncia presentata il pomeriggio di quel giorno - che non avevo il biglietto, bensì l’abbondamento. Ma che avevo lasciato a casa il portafoglio». All’autista il ragazzo mostra una tessere della Regione Lombardia rilasciata a titolo di agevolazione per l’invalidità: «Ma l’autista mi ha detto che dovevo pagare o scendere. Mi sono fatto prestare 5 euro da un compagno di classe, al momento di acquistare il titolo di viaggio mi ha detto che non aveva il resto. Ho pagato e lui mi ha detto che il resto me l’avrebbe dato il giorno dopo». Il diverbio sembra risolto, in realtà così non è. Il ragazzo racconta: «L’autista durante la guida era al telefono. Quindi mi ha detto che aveva chiamato i carabinieri. Continuava a dirmi che me l’avrebbe fatta pagare». Il dipendente Asf ai carabinieri racconta una versione diversa: «Era salito con un titolo di viaggio non regolamentare. Gli consentivo la corsa, ma durante il percorso più volte ha istigato una reazione con frasi ingiuriose». L’episodio che ha causato il licenziamento avviene quando, alla fine della scuola, il padre del ragazzo affronta l’autista: un diverbio dai toni accesissimi, ripreso con un telefonino.n 


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