Disabile molestata a bordo del bus
E i passeggeri restano a guardare

Rebbio, uomo in cella per violenza sessuale: l’autista chiama i carabinieri

L’uomo al giudice: ero ubriaco. I testimoni: pensavamo fossero fidanzati

Lui, in carcere, si sarebbe scusato e giustificato (se così si può dire): ero ubriaco. Come dire: non sapevo quello che facevo. Anche i passeggeri del bus testimoni delle molestie sessuali che hanno fatto finire in cella l’uomo si giustificano: non siamo intervenuti perché pensavamo fossero fidanzati.

È una vicenda delicata, quella che nei giorni scorsi ha fatto finire in cella un trentenne, residente a Milano, sposato, il quale a bordo di un autobus di linea avrebbe palpeggiato e pesantemente molestato una donna di 45 anni, disabile psichica, che non ha avuto la forza di chiedere aiuto. A intervenire è stato l’autista, che dallo specchio ha notato l’episodio e ha fermato il mezzo vedendo passare un’auto dei carabinieri. Denunciando l’accaduto.

Tutto inizia un pomeriggio di alcuni giorni fa, sul bus numero 6, nella zona di Rebbio. Sul mezzo di linea pochi passeggeri. A una fermata sale una donna, sembra in stato confusionale, si scoprirà avere delle disabilità psichiche. L’autista le chiede dove deve andare, la fa salire e si propone di indicarle dove scendere. Dopo pochi minuti, però, il dipendente di Asf si volta e nota che accanto alla donna vi è un giovane che allunga le mani. La palpeggia. Si fa toccare. Una scena notata anche da un paio di passeggeri che si trovavano a bordo, ma che non sono intervenuti.

L’autista, però, si insospettisce e fa intervenire i militari.

Emerge così una storia fatta di approcci violenti, di molestie pesanti scambiate dai presenti per “effusioni” tra innamorati. Ma che tali - accusano carabinieri e Procura - in realtà non erano. Il trentenne è accusato di violenza sessuale aggravata dallo stato di minorata difesa della vittima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA