Mercoledì 11 Dicembre 2013

Forconi, ecco la portavoce

«I partiti? Io non voto»

Tabata Muchetti, 25 anni, di Limido, portavoce della protesta

Como

La protesta che sta bloccando le città d’Italia riunisce gente di ogni età e di ogni estrazione sociale e, almeno a Como, non è rappresentata da alcun partito politico. L’unica bandiera che si ripete, di mano in mano, è il tricolore.

«È una protesta del popolo italiano, siamo qui tutti insieme per difendere il nostro futuro – spiega Tabata Muchetti, 25 anni di Limido Comasco, portavoce del coordinamento 9 dicembre – ci sono studenti, disoccupati, ma anche gente che un lavoro ce l’ha e che ci raggiunge la sera quando finisce».

«Non ci sono bandiere di partito, né slogan – continua – non mi sento rappresentata da nessuno e quando ci sono le elezioni vado al seggio, ma mi rifiuto di votare. Esercito così il mio diritto di esprimere ciò che penso. Non ho mai partecipato a manifestazioni politiche, gli unici cortei a cui sono andata erano quelli a favore della scuola, quand’ero studente».

Semplici cittadini il cui comune denominatore è la voglia di gridare la rabbia per la mancanza di lavoro e di certezze.

Quello che vuole il popolo dei “forconi”, come ormai è conosciuto, sono le dimissioni del governo ed un cambiamento delle politiche economiche, per dare speranza a chi vuole cambiare la propria situazione. Come Muchetti, che spiega: «sono disoccupata da due anni e prima ho avuto solo lavori saltuari come barista e come commessa. Non si può continuare così, ci dobbiamo riprendere il nostro futuro».

«La gente ha diritto a un lavoro dignitoso, lo sfruttamento non va bene – aggiunge – adesso con la scusa della crisi ti offrono lavori sottopagati, perché tanto sanno che c’è gente che accetta per disperazione. Invece dovremmo ribellarci tutti a questo modo di fare, non è possibile che ragazzi che hanno studiato debbano andarsene all’estero». Una soluzione a cui anche lei sta pensando, con la speranza di poter sfruttare il diploma di liceo psico pedagogico. Perché l’alternativa, vista l’impossibilità di mantenersi da sola, è quella di continuare a vivere a casa dei genitori.

«Dobbiamo dire basta, e tanti sono con noi – continua la portavoce del movimento – abbiamo avuto tanta solidarietà. Tre automobilisti si sono addirittura fermati e si sono uniti alla protesta. Altri ci hanno aiutato offrendoci da mangiare, o facendoci gratis le fotocopie dei volantini. In questi due giorni ne abbiamo distribuiti dieci mila».

E la protesta non accenna a finire. «Oggi siamo ancora a Camerlata., domani probabilmente saremo davanti ad Equitalia – conclude Muchetti – vogliamo che tutti si uniscano a noi perchè è arrivato il momento di cambiare».

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