Sabato 22 Febbraio 2014

Giù la teleferica

Pusiano cambia volto

Adesso che li stanno smantellando, quei tralicci in ferro costruiti più di mezzo secolo fa dalla Badoni di Lecco ci mancheranno.

Il paesaggio non sarà più lo stesso: perderà per sempre quella connotazione industriale che lo ha caratterizzato per oltre mezzo secolo e riacquisterà un aspetto più armonioso e naturale, non offrendo alcun ostacolo alla vista del lago di Pusiano. Senza dubbio molti lo preferiranno nella nuova (anzi vecchia), veste.

Altri ricorderanno con nostalgia un’epoca che se ne è andata definitivamente. I carrellini che correvano senza sosta su e giù da Cesana a Merone, giorno e notte, sabato e festivi inclusi, sono stati il motore dello sviluppo economico dell’Erbese.

Che piaccia o meno, la Cementeria di Merone, come si è chiamata per tanti decenni prima di diventare Holcim, è stata l’unica grande fabbrica di un territorio disseminato di piccole aziende.

Quel gigante che con le sue ciminiere macinava e cuoceva in continuazione la marna per ricavarne cemento, ha offerto opportunità di lavoro e di crescita non solamente alle centinaia di persone che occupava direttamente nell’impianto di Merone o nelle cave a pochi chilometri. Certo, a caro prezzo per l’ambiente. Ma ancora non si vede chi o che cosa possa prenderne il posto e assumere un ruolo guida per il nostro territorio.

Pusiano è il paese che più di altri ha vissuto il processo di deindustrializzazione, anche al di là del destino della cementeria: prima con la trasformazione della Roda Acciai, divenuta area residenziale. Poi con la dismissione della cava, che adesso ospita concerti e spettacoli teatrali. Ora con la teleferica, i cui carrellini, per ragioni di sicurezza, erano già stati rimossi alcuni anni fa.

Il tunnel in costruzione, una volta che sarà transitabile, toglierà definitivamente il traffico dal lungolago, completando la transizione verso una vocazione turistica. In questo senso, quello che sta accadendo a Pusiano, potrebbe indicare la strada per il futuro di tutta la nostra area.

E proprio la priorità data al tunnel (la esplosioni sotterranee funzionali allo scavo minano le fondamenta dei piloni, e per questo motivo si è reso necessaria la loro rimozione), la dice lunga sulla conversione di obiettivi e prospettive del nostro territorio.

Era il 1928 quando la Cementeria della famiglia Montandon trasferì qui la sua attività, e già quattro anni dopo cominciò la costruzione della teleferica, che solo negli anni Cinquanta e Sessanta sarebbe stata completata, raggiungendo le miniere di Pusiano e Cesana, portando così a sei chilometri la lunghezza complessiva del sistema di trasporto.

Oggi quei piloni vengono smantellati e molti non li rimpiangeranno. L’importante, però, è che si ricordi che con essi se ne va un pezzo della nostra storia.

Franco Tonghini

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