Lunedì 24 Giugno 2013

Gli alpinisti morti sul Gran Zebrù

Tre erano partiti dalla Valfurva

L’Ortles visto dal passo dello Stelvio

Sei morti in poche ore, in due drammatici incidenti in quota avvenuti a poca distanza uno dall’altro, entrambi durante il rientro dalla “Normale” del Gran Zebrù, la “via” lungo la spalla che porta a 3859 metri, sulla cresta incastionata tra Solda e la Valfurva.

Ed è proprio dal rifugio Pizzini - a Santa Caterina - che tre dei sei morti sono partiti ieri mattina alle 4: due erano originari di Parma, un terzo di Novara. Insieme a loro altri due alpinisti. Superata la verticale, sono arrivati in cresta .

Drammatica discesa

La tragedia si è verificata lungo il rientro. I cinque erano divisi in due cordate. Quella da tre ad un tratto si è staccata dalla parete, forse a causa del ghiaccio che ha ceduto. Ed è precipitata. Tutti morti. Avevano 45, 55 e 22 anni.

A dare l’allarme sono stati gli altri due colleghi che impotenti hanno visto i tre volare letteralmente nel vuoto per 500 metri.

Sul posto è arrivato il soccorso alpino di Solda con l’elicottero. Le salme sono state recuperate e trasportate a valle: si tratta di Daniele Andorno, 45 anni di Novara, Matteo Miari, 22 anni, nato a Feltre e residente a Parma, e Michele Calestani, 43 anni, di Parma. «Non mi va di parlarne - afferma Claudio Compagnoni, gestore della Pizzini -. Posso solo dire che erano ben equipaggiati. Ed erano giunti qui per una serie di escurioni da compiere nel fine settimana». Quando gli chiediamo come l’ha presa, riattacca.

Immane tragedia

Troppo scosso. Poco prima aveva avuto la notizia della seconda tragedia, costata la vita ad altri tre escursionisti, questa volta tutti altoatesini. Anche loro sono precipitati mentre scendevano dalla cresta, e a quanto pare il secondo incidente non è avvenuto molto distante dal primo. Hanno perso la vita due fratelli, Matthias e Jan Holzmann, 26 e 30 anni, residenti a Vipiteno e Racines, in Alto Adige.

Sei morti in poche ore sul gruppo dell’Ortles.

Una tragedia che richiama il 5 agosto 1997 quando sulla stessa montagna morirono sette persone. Anche quel giorno - proprio come ieri - era in servizio Olaf Reinstadler, capo del soccorso alpino di Solda. «È terribile quello che è successo. E ancora non sappiamo perché. Saranno le indagini a fare luce. A noi non è rimasto che raccogliere le salme e recuperare i superstiti. ... Della seconda tragedia siamo stati avvisati dal Rifugio Casati in Valfurva, dove i gestori, sbinoccolando si sono resi conto che la cordata in quota che stava scendendo ad un tratto è scomparsa dalla visuale. Inghiottita dal nulla. E così ci hanno chiesto di fare un controllo».

Una circostanza che Claudio Compagnoni, gestore del rifugio Casati non conferma. Anzi. «No, no. Non abbiamo dato alcun allarme. Ci hanno solo chiamato per chiederci se avevamo idea di chi potessero essere perchè non hanno trovato i documenti addosso ai tre malcapitati... Da noi sono partiti in quattro a notte fonda e quindi non credo proprio possano essere rimasti coinvolti in quanto accaduto sul Gran Zebrù».

Giornata di fuoco in Valle

Anche il soccorso alpino locale ha avuto il suo bel da fare in Valle per incidenti in montagna. A Livigno, poco dopo le 13, un uomo di 54 anni è rimasto bloccato durante un’escursione, richiedendo l’intervento del soccorso alpino. In Val Masino, verso le 16, la nebbia in quota sino all’ultimo ha messo in forse l’intervento dell’eliambulanza che è comunque riuscita a imbarcare una turista di 46 anni che si era rotta una caviglia.n

Antonia Marsetti

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