Guanzate, il mistero del colpo di grazia
1 L’intervento della polizia in via Patrioti a Guanzate2 Ernesto Albanese, brutalmente ucciso 3 Il ritrovamento del cadavere

Guanzate, il mistero del colpo di grazia

Il medico legale dovrà cercare l’esistenza di una ferita mortale al collo

I sei indagati interrogati in carcere scelgono la strada del silenzio. Solo Locatelli risponde al giudice

C’è ancora un punto oscuro, sulla spietata esecuzione di Ernesto Albanese, 33 anni, ucciso e sotterrato nei boschi di Guanzate. La vittima è stata sgozzata da Rodolfo Locatelli, mentre agonizzava dopo le oltre trenta coltellate inferte dai killer? A chiarire questo punto sarà, con ogni probabilità l’autopsia conferita oggi dal pubblico ministero Massimo Astori a Cristina Cattaneo, l’anatomopatologa forense del Labanof di Milano, ovvero l’esperta che si è occupata - tra gli altri - anche del delitto di Yara Gambirasio.

Non sono poche le risposte che l’esame autoptico sul corpo di Albanese, recuperato nella fossa scavata in via Patrioti a Guanzate, dovrà fornire. Innanzitutto si cerca, nell’autopsia, una conferma alla ricostruzione minuto per minuto compiuta da squadra mobile e Procura della terribile esecuzione del giugno scorso. Ovvero: numero di coltellate, zone del corpo colpite, tempi della morte, ma anche prelievo del Dna per ulteriore conferma sull’identità del corpo. E, soprattutto, la presenza o meno sul cadavere di una ferita da sgozzamento.

Quest’ultima sarebbe stata inferta da Rodolfo “Rudy” Locatelli, il 39enne di Guanzate che è rimasto per ore - per sua stessa ammissione - in compagnia di Albanese agonizzante, dopo le coltellate inferte dagli altri killer. eri mattina in carcere lo stesso Locatelli ha accettato di rispondere alle domande del giudice delle indagini preliminari, Ferdinando Buatier de Mongeot.

Quella di ieri è stata la giornata degli interrogatori di garanzia da parte del gip, dopo le ordinanze di custodia cautelare eseguite nel fine settimana dagli uomini della squadra mobile della Questura di Como. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, invece, gli altri indagati. Sia i quattro accusati di aver preso parte della spietata esecuzione, ovvero il presunto mandante Luciano Nocera, 46 anni di Lurate Caccivio, e il più violento di tutti, Francesco Virgato, 44 anni di Appiano Gentile. Scelta analoga anche per gli altri due presunti esecutori materiali dell’omicidio Albanese, ovvero i fratelli Andrea e Rodolfo Internicola, Infine anche l’uomo accusato “solo” dell’occultamento e della distruzione del cadavere, ovvero Silvano Melillo, 55 anni di Cairate (Varese) ma con casa a Fino Mornasco ha scelto di far scena muta di fronte alle domande del giudice.


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