Domenica 01 Dicembre 2013

Niente bus, pendolari appiedati

Le Nord pagano il taxi

Il disguido è accaduto alla stazione ferroviaria di Saronno

Gli autobus non ci sono, tornano a casa in taxi a spese delle ferrovie Nord Milano. Si è conclusa così, dopo una lunga e animata trattativa con tanto di intervento dei carabinieri, la disavventura di una trentina di passeggeri del treno che giovedì sera è arrivato nella stazione di Saronno alle 23.36.

Da qui i pendolari avrebbero dovuto proseguire il loro viaggio verso Como e Varese con gli autobus sostitutivi che però, invece di rispettare la coincidenza, non si sono presentati all’appuntamento lasciando tutti a piedi.

Dopo un’ora di proteste e discussioni, venticinque di loro salivano sui taxi per fare finalmente rientro a casa. Gli altri, nel frattempo, si erano arrangiati chiedendo un passaggio ad amici o parenti.

L’episodio per il momento non trova conferma da parte di Trenord che si limita a far sapere che: «Verificheremo quanto segnalato».

Di certo c’è che una pattuglia dei carabinieri di Saronno è arrivata in stazione poco dopo la mezzanotte dopo chiamata di due passeggeri infuriati per la mancata coincidenza.

«Non vogliamo fare un caso di quanto accaduto l’altra sera - spiega Tiziano Tazzi, un pendolare di Como, e Federica Tenti, di Venegono Inferiore,a nome di un gruppo di passeggeri appiedati - ma dimostrare che è sempre bene che un cittadino chieda che vengano rispettati i suoi diritti».

L’episodio, non sarebbe il primo del genere stando alle testimonianze dei pendolari, giovedì sera poco sono da poco passate le 23.30 quando a Saronno arrivano da Milano due treni. I convogli, partiti in ritardo, hanno accumulato una decina di minuti di ritardo rispetto all’orario normale.

Come sempre sbarcano i passeggeri diretti a Como e a Varese. Solitamente ad attenderli fuori dalla stazione ci sono due autobus , gli ultimi mezzi per tornare a casa.

L’altra sera, però non c’erano: probabilmente non hanno atteso l’arrivo dei treni nonostante la coincidenza sia prevista ufficialmente dagli orari pubblici.

«Eravamo una trentina - racconta ancora Tazzi - alcuni particolarmente arrabbiati perchè dicevano che non era la prima volta. Per questo ci siamo rivolti al capostazione, una lunga e complessa discussione per far presente i diritti dei passeggeri e chiedere una soluzione alternativa»

Che alla fine è arrivata quando il capostazione ha accettato le richieste dei passeggeri e ha ottenuto l’autorizzazione interna a chiamare alcuni taxi che hanno portato a destinazione i quindici comaschi e dieci varesini rimasti ancora in stazione.

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