Venerdì 09 Gennaio 2009

I cavalli selvaggi
Arrivano le giubbe verdi

CERANO INTELVI Mobilitazione generale di volontari da tutta la provincia per dar da mangiare ai quindici cavalli, stremati dalla fame, che da giorni vagano, senza meta, alla ricerca di cibo, tra i monti del Bisbino. Non è caduto nel vuoto l’appello dell’Associazione Intelvese Aurora che da anni si occupa della difesa degli animali. I primi a rispondere alla chiamata sono stati i volontari del Cai che si sono detti pronti, malgrado il clima ostile di questi giorni caratterizzato da forti nevicate in quota, a salire sui Monti di Rovenna, con le ciaspole ai piedi e gerle di fieno in spalla, pur di foraggiare i cavalli. A fermare i volontari è stata però la comunità montana Lario Intelvese che ha incaricato il nucleo locale delle Giacche verdi a cavallo di salire sul Bisbino per soccorrere gli animali.
«Abbiamo ricevuto tante telefonate di disponibilità e di aiuto - conferma Massimo Bianchi, presidente di Aurora -. Il funzionario Mario Spadoni, e lo stesso presidente della comunità montana, Oscar Gandola, si sono dichiarati disponibili per un’azione di protezione civile. A portare il foraggio in altura saranno dunque i volontari delle giacche verdi, operativi in Val d’ Intelvi con il gruppo Piero Carrettoni». L’associazione nazionale Giacche verdi è un’organizzazione onlus composta da volontari, anche a cavallo, riconosciuta ufficialmente dal ministero dell’ambiente come associazione di protezione ambientale. Per la loro specificità le Giacche verdi sono impiegate soprattutto nella ricerca di dispersi in zone impervie, dove gli automezzi e le attrezzature degli altri corpi di protezione civile hanno difficoltà di accesso. I raggruppamenti locali, come quello di Lanzo, sono in contatto con i servizi comunali comunitari e provinciali della protezione civile. Se servono interventi a cavallo, arrivano loro.
Ora, sulla vicenda del branco di cavalli allo sbando, indagano gli agenti del Corpo forestale dello Stato, sia per risalire ai proprietari degli animali che per accertare le loro condizioni, da un punto di vista sanitario e del loro trattamento. Il branco, sempre più spesso, ha raggiunto la frazione di Rovenna alla ricerca di cibo. Tempo fa, sono stati intravisti addirittura nel cimitero mentre si cibavano dei fiori depositati sulle tombe, pur di sfamarsi.
«La speranza è che questi cavalli - conclude Bianchi - ormai abbandonati allo stato brado, possano continuare a vivere in libertà, sia pure sotto opportuna osservazione se serve. C’è già chi è disposto anche ad adottarli tutti insieme, ma ci sono anche esperienze, come quelle nel Parco d’Abruzzo, che dimostrano che i cavalli possono vivere liberi anche vicini ai centri abitati».
Anche per le caprette bloccate in montagna a Cusino a metà dicembre si era mobilitato il Cai, ma trovare istituzioni disponibili a sfamare le bestie era stato più difficile. Loro rischiano sempre di morire di fame, i cavalli ora saranno salvati.
Francesco Aita

a.savini

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