Venerdì 11 Ottobre 2013

Il lento declino dell’Isola

«Pochi biglietti, non offre nulla»

Se la concorrenza è quella del parco di villa Melzi o di villa Carlotta o, ancora, del Balbianello, allora stiamo freschi. A quattro anni dall’introduzione del “pedaggio” (sei euro a visitatore per l’ingresso), l’Isola Comacina arranca. «Poca, pochissima gente» dice Marco Morganti, sentinella della “Zoca”, uno degli addetti al servizio di trasporto che fa la spola con il molo sulla riva di Sala.

L’isola gli sta di fronte, quieta e immobile, quella di sempre, icona e copertina, ideale per un numero da collezione di National Geographic. Si respira profumo di olea fragrans, e quando la luce del giorno cola lungo le pareti della basilica di San Giovanni pitturando d’autunno alberi e sponde, allora tira anche lo stesso vento amico di certi film di Miyazaki, quello che scompiglia i capelli dei personaggi del “Castello errante di Howl” e di “Kiki”: «Gli stranieri che capitano qui dicono che al mondo non esiste un posto più incantevole», aggiunge Morganti, che però conferma: «I conti non tornano».

Non è l’unico a pensarla così. Da queste parti, sempre attenti a non esporsi troppo, sono diversi gli operatori turistici che intonano la stessa litania.

Sull’isola, dicono, non va più nessuno. Il che è vero e non è vero. Qualche numero: «Quest’anno abbiamo avuto un leggero calo - dice Sara Monga, responsabile dell’Antiquarium di Ossuccio - La stagione non è ancora chiusa, ma in tutto sono stati staccati circa 11mila biglietti... L’anno scorso ne avevamo avuti venduti più o meno 13mila. Diciamo che sono mancati soprattutto i gruppi, e in particolare quelli italiani, per non dire del maltempo di maggio e di giugno, che ha senz’altro influito negativamente».

Il confronto è crudele: a Villa Balbianello - dove assicurano che il 2013 è stato di gran lunga più proficuo del 2012 - sono già oltre la soglia dei 57mila visitatori, mentre a Villa Carlotta (un altro pianeta, se non altro per l’offerta), il dato provvisorio, dallo scorso aprile, contempla la presenza di più di 160mila visitatori. Sulla funicolare Como Brunate, si veleggia attorno al milione di biglietti. E allora? Il sindaco di Ossuccio Giorgio Cantoni dice che, bene o male, «le cose vanno per il verso giusto». Ma poi ammette: «Forse è un po’ mancato il sostegno della Fondazione».

L’isola fu donata dalla corona belga all’Accademia di Brera, che a sua volta costituì una “Fondazione Isola Comacina” cui ètuttora delegata la gestione degli eventi “straordinari”: «Il Comune si occupa dell’ordinario», dice ancora Sara Monga, ma per condire qualche iniziativa di richiamo, che consenta a questo pugno di terra in mezzo al lago di mettersi davvero in concorrenza con le altre mete doc del Lario, servirebbe l’apporto di Brera. Come nel caso delle casette degli artisti, che dovrebbero accogliere estro e ispirazione, ma che di fatto funzionano solo in parte: due di esse, gestite dall’Ambasciata belga di Roma (dopo la chiusura della sede consolare di Milano), sono regolarmente occupate per gran parte della bella stagione da artisti belgi che vi trascorrono le loro vacanze; la terza, a quanto pare sempre vuota, è gestita dall’Accademia, i cui responsabili, ancorché tirato in ballo, per il momento non replicano.

Per descrivere l’isola come appare oggi, c’è un bell’aggettivo francese, esaustivo senza suonare offensivo: i transalpini direbbero che è delabré, un modo elegante per raccontarne l’aura un po’ consunta, lisa. La strada che dall’approdo del botteghino conduce alla basilica è coperta da una passatoia verde e scivolosa, stesa lungo una vecchia ringhiera arrugginita. Per arrivare alla basilica e agli scavi ci sono 78 gradini dai quali si accede al prato che digrada poi verso la spiaggia a oriente, verso il promontorio del Balbianello. Il custode taglia l’erba «ma - dicono a Sala - quando finisce da una parte deve ripartire dall’altra», e il tempo per fare di più non c’è.

La segnaletica sente il peso degli anni, le casette degli artisti, se non altro, sono in ordine. Ci sono fogli A4 appesi qua e là alle transenne che segnano il percorso: versi e pensieri, come quelli pitturati su un un cumulo di pietre ammassate sotto un piccolo albero. La costa più selvaggia, quella rivolta a sud-est, verso Lezzeno, si sta sgretolando per colpa dell’acqua bassissima che tutto erode (a proposito: la terraferma, vista da qui, fa spavento; i muri delle ville si sgretolano, c’è gente che ogni anno paga migliaia di euro al demanio per possedere darsene in cui si entra soltanto a piedi, ma questa è un’altra storia).

I detrattori della formula biglietto dicono che l’isola non offre nulla: «Arrivano quelli delle agenzie, i tour operator che svolgono sopralluoghi prima di compilare i loro pacchetti. Sbarcano, danno un’occhiata attorno, salutano e se ne vanno altrove», ed è possibile che sul commiato influisca anche il costo del biglietto. Per dire: a Villa Melzi si entra con 6.50 euro, qui ne bastano 6, ma non è proprio la stessa cosa. E poi, a quanto pare, ci sarebbe anche qualche problema d’orario.

Di martedì, per esempio, non si entra, anche se poi, alla Trilindana, il ristorante in riva a Sala, due coppie di americani ci sono comunque, sedute ai tavolini di fronte al loro bel Riva, che fa tanto Campari e dollaroni: «Mica vero che la stagione è finita», basta sollevare lo sguardo e spingerlo fino al Balbianello, che resterà aperto fino al 10 novembre. Turisti vanno e turisti vengono. Il profumo di olea fragrans è lo stesso. Forse la differenza è altrove. Stefano Ferrari

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