Il piccolo Moreno   pugile a 8 anni
Su la guardia, Moreno Lucca non guarda i film di Rocky ma tira pugni come lui

Il piccolo Moreno

pugile a 8 anni

Colverde Si allena tutti i giorni nella palestra del papà

Quattro maestri lo considerano un vero fenomeno Ma non chiamatelo Rocky

Ha solo 8 anni ed è già una promessa della boxe, ma non bisogna chiamarlo il piccolo Rocky perchè lui Rocky non sa neanche chi sia.

Moreno Lucca è se stesso e basta che, a pensarci bene, a 8 anni è già abbastanza. frequenta la terza elementare a Montano, ha una sorella di 10 anni, ed è cresciuto nella palestra del papà, la Ringo boxing team di Colverde, ma non era scritto da nessuna parte che dovesse avere i numeri per diventare un emulo di Rocky, anche se lui non vuole. Invece i numeri ce li ha.

Ed è talmente portato per la boxe che i suoi maestri hanno comprato la pubblicità sul nostro giornale per fargli i complimenti: «Le migliori scuole del pugilato lombardo, giorno dopo giorno, stanno crescendo un piccolo campione: Lucca Moreno, di 8 anni, si allena praticamente ogni pomeriggio nella palestra Ringo Boxing Team di Colvedere. Carattere forte, deciso e molto battagliero».

Il papà, Marco Lucca, è felicissimo: «Ha in mente solo la palestra, ha iniziato da piccolo, noi lo tenevamo qui perchè non avevamo nessuno che ce lo curava. La mamma andava a lavorare, quindi lui stava qui. Vedeva gli altri e ha voluto cominciare anche lui». E non ha più smesso. «Per lui è ancora un gioco, ma i maestri credono in lui - dice ancora il papà -. Lo hanno già portato dappertutto, alla scuola della Polizia di Stato a Marcianise l’hanno già adottato come mascotte. È un bambino così, vive per la palestra, fosse per lui non smetterebbe mai. A scuola va bene, è bravo, ma non ha tanti amici, non vuole mai andare alle feste di compleanno. La sua passione è la boxe». Bisogna intendersi, però, su cosa voglia dire boxe. Per Lucca il pugilato e non è «sangue, occhi neri, nasi rotti». La boxe è uno sport come un altro, uno sport in cui Moreno eccelle. E non lo dice un maestro solo, ma ben quattro, quelli che hanno comprato la pubblicità sul nostro giornale. : maestro benemerito Augusto Fernando Lauri della società Panther Lauri di Varese, maestro Eligio Calandrino società Master Boxe di Busto Arsizio, maestro Benemerito Antonio Leva della società U.S Lombarda - Seregno. Maestro Giorgio Campanella della società Gio Boxe Cattolica.

«Speriamo che la sua passione, grinta, volontà - la cosa più importante - durino nel tempo».

«È un talento fuori dal comune - dice il maestro Augusto Lauri -. Io ho avuto la fortuna di avere i miei figli che si allenavano da piccoli, ma lui è ancora più forte. Fa delle cose, dal punto di vista tecnico, talmente avanti, che ti viene da chiedere come faccia».

Anche il maestro dice che la storia di Rocky non c’entra. «La boxe è uno sport come un altro, è inutile mitizzare la violenza, non c’entra. Anzi in Italia non è neanche previsto che bambini così piccoli facciano agonismo. Li fanno saltare con la corda e basta. Invece in Germania, ci sono già i combattimenti. Ma qui sono tutti terrorizzati. Se un bambino si fa male a calcio, cade, si rompe una gamba o il naso, non dice niente nessuno. Dovesse succedere a un bambino che fa boxe, apriti cielo, verrebbe giù il mondo. Invece io dico: falli gareggiare con i guanti più grandi che puoi, metti il casco integrale, ma falli gareggiare».

Protezione e tecnica

Moreno ce l’aveva il casco in un un’esibizione a Bergamo domenica scorsa. «Gli copriva quasi tutta la faccia e diceva che gli dava fastidio - dice ancora il maestro - ma deve tenerlo. L’importante è che continui a considerarlo un gioco. Fa le mosse più difficili con una naturalezza impressionante e il pugilato non è facile come sembra. È sempre pronto allenarsi. Arriva e chiede: “maestro adesso cosa facciamo?”. È bellissimo vedere la sua determinazione».

Tutta la storia su La Provincia in edicola mercoledì 26 aprile

© RIPRODUZIONE RISERVATA