Il Rosso di Albiolo in cella in Serbia
«Fatemi tornare in Italia»

Il contrabbandiere Augusto Arcellaschi da sette mesi è incarcerato a Belgrado

Ieri mattina una telefonata in redazione: «Si sente sequestrato e abbandonato»

«Fatemi tornare in Italia». L’appello arriva dalla Serbia, da una cella del carcere di Belgrado per la precisione.

A lanciarlo, per interposta persona, è Augusto Arcellaschi, nato 71 anni fa ad Albiolo, il più famoso dei contrabbandieri comaschi. Solo di bionde ha sempre giurato e spergiurato.

Per lui si sono sprecati i soprannomi, dal Russet, ovvero il Rosso di Albiolo, al macelarin (per ricordare il suo passato di garzone di macelleria) e gli aneddoti: avrebbe perso dito e fede nuziale fuggendo in Svizzera attraverso la ramina. la rete di confine,e il tutto gli fu consegnato anni dopo anello e anulare in formaldeide.

Per non parlare dei colpi che gli sono stati attributi e che lui ha sempre negato di aver messo assegno come il maxi furto di canapa indiana dal magazzino della polizia cantonale ad Arbedo, nei pressi di Bellinzona, a una rapina ai danni dei Monopoli di Stato a Como.

Per non parlare della bella vita grazie al denaro, tanto, che gli girava tra le mani e che gli ha permesso di abitare nella prestigiosa villa Zust di Rancate tra i vigneti del merlot ticinese.

Che ora se la passi male è una certezza visto che chiede di ritornare in Italia dove lo attendono anni di carcere.

«Sono la donna di Augusto Arcellaschi, lei sa chi è vero?» domanda per poi rispondere da sola «il contrabbandiere».

È iniziata così la telefonata arrivata ieri in redazione, dall’altro capo del filo una voce femminile con un marcato accento straniero che parla un italiano zoppicante tanto quanto la qualità della comunicazione.

«È lui che mi ha chiesto di contattare la stampa - continua la telefonata - da sette mesi è rinchiuso nel carcere di Belgrado senza un motivo. Si sente abbandonato da tutti, praticamente sequestrato senza aver fatto nulla di male».

«In Serbia - continua il suo racconto - ci viveva ormai da cinque anni. Con i suoi documenti, con il suo nome e ogni sei mesi andava a firmare il permesso di soggiorno. Poi, improvvisamente lo scorso 13 marzo, l’arresto e da allora più nulla. Nei prossimi giorni andrò a Belgrado per saperne di più su quanto sta accadendo. Di certo c’è che lui vuole essere consegnato alle autorità italiane».

La donna ipotizza che all’origine dell’arresto ci sia una condanna a 4 anni e 8 mesi da parte del tribunale di Genova: nel 2000 Arcellaschi era ricercato dalla Procura del capoluogo ligure che lo riteneva a capo di una organizzazione di contrabbandieri di sigarette.

Non c’entrerebbe nulla, invece, il furto di canapa indiana dal deposito di Arbedo per il quale lo stesso Arcellaschi fu arrestato in Slovenia, a Nova Gorica per la precisione, nel 2004 e poi estradato in Ticino dove finì sotto processo.

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