La Federazione affonda la piscina   I dati della Pallanuoto non tornano
Dopo il documento della Federazione Nuoto, non è così scontato che cambi il logo sulla sede di viale Geno

La Federazione affonda la piscina

I dati della Pallanuoto non tornano

Documento del giudice sportivo Fin: «Quegli atleti non sono agonisti»

Mentre il Comune di Como sta ancora cercando di capirci qualcosa tra numeri, tessere, dichiarazioni, esposti alla Procura, il comitato regionale della Federazione Italiana Nuoto ha notificato mercoledì un documento che rimette completamente in discussione l’affidamento della piscina di viale Geno alla Pallanuoto Como. Perché se è vero che quel documento respinge un ricorso formalizzato alla giustizia sportiva da parte della Como Nuoto, e quindi di fatto è apparentemente a favore della controparte, è anche vero che nelle motivazioni il giudice sportivo sottolinea come i tesserati inseriti dalla Pallanuoto nell’elenco - valido per l’aggiudicazione della gara comunale - di coloro che «hanno svolto attività agonistica», in realtà «si deve presumere che non abbiano svolto attività agonistica».

Il grande pasticcio

Come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte, negli ultimi giorni, la questione è molto tecnica. Ma dietro questi tecnicismi ci sono due aspetti sostanziali: da un lato il futuro della struttura di viale Geno, dall’altro i possibili esiti dell’inchiesta aperta in Procura per turbativa d’asta dopo l’esposto depositato venerdì scorso dal consigliere Alessandro Rapinese.

Perché il documento della Federazione Nuoto è così importante? Innanzitutto per via delle norme imposte dal Comune sia nel bando di gara sia nella determina che ha aggiudicato alla Pallanuoto Como l’ex sede storica della Como Nuoto: «Qualora - si legge nel testo della gara - emerga la non veridicità del contenuto delle dichiarazioni sostitutive di certificazione o di atti di notorietà, il dichiarante decade dai benefici conseguiti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera».

Dichiarazioni non veritiere?

La Pallanuoto Como, grazie al testo quantomeno zoppicante del bando di gara del Comune e all’abilità dei suoi legali, aveva vinto il ricorso davanti al Consiglio di Stato contro l’aggiudicazione della struttura alla Como Nuoto. Tutto ruota, ancora una volta, sul numero dei tesserati delle società in gara. La società uscente ha un numero di atleti maggiore sai rispetto alla sola Pallanuoto Como, sia all’alleanza Pallanuoto Como più Crocera Stadium di Genova (società che, legittimamente, si è associata alla Pallanuoto per vincere la gara). Nel comunicare i dati dei tesserati, però, la Como Nuoto ha seguito l’indicazione della commissione comunale: quella che fanno fede le stagioni di tesseramento alla Federazione Nuoto (che fa da ottobre a settembre). No, hanno detto i giudici: se non lo specifichi nel bando di gara, le annualità sono e restano quelle solari. E i vincitori del ricorso avevano indicato anche gli iscritti del 2018, potendo così contare sui numeri di tre anni anziché soltanto due della Como Nuoto. Fatto il riconteggio, la vittoria sembrava cosa fatta per Pallanuoto e Crocera.

Ma a marzo il consigliere Rapinese ha iniziato a mettere in dubbio le dichiarazioni di gara depositate dal presidente del consorzio d’imprese, Giovanni Dato. Sostenendo che quest’ultimo avrebbe depositato elenchi di atleti tesserati non tutti agonisti. In Comune hanno iniziato a chiedere lumi alla Federazione, ma pur in assenza di riposte il mese scorso hanno provveduto ad aggiudicare la sede, tenendosi aperta una strada: «L’aggiudicazione sarà sottoposta a decadenza nel caso in cui venisse accertata la non corrispondenza a quanto dichiarato in sede di gara».

E qui entra in gioco la decisione del giudice sportivo. La Como Nuoto, infatti, per costringere la Federazione a esporsi sul tema atleti agonisti oppure no, aveva contestato alla Pallanuoto Como di aver fatto svolgere attività agonistica ad alcuni atleti propaganda, chiedendo così di intervenire sui risultati delle partite giocate dal sodalizio comasco. Un ricorso giudicato da un lato irricevibile, dall’altro respinto, ma nel quale - in effetti - il giudice sportivo sancisce che alcuni atleti inseriti negli elenchi di gara che hanno consentito alla Pallanuoto di vincere l’asta pubblica, «si deve presumere non abbiano mai svolto attività agonistica». Da qui la richiesta formalizzata ieri dalla Como Nuoto a Palazzo Cernezzi: «Provvedete all’immediato annullamento o all’immediata revoca dell’aggiudicazione».


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