La ’ndrangheta in azienda: le condanne

Processo Infinito, la sentenza della Cassazione: definitiva la pena a 10 anni e 11 mesi per Ivano Perego Sedici anni al capo della locale di Mariano Comense.

La ’ndrangheta in azienda: le condanne
1La sede della Perego Strade di Cassano Brianza

Quel patto scellerato con «i miei calabrotti» ha trasformato il rampollo di una famiglia di costruttori brianzoli in un «imprenditore colluso con la’ndrangheta». Per la giustizia non vi sono più dubbi: Ivano Perego ha «messo a disposizione» consapevolmente «le sue aziende» ai clan e ha «condiviso» con la criminalità organizzata «i progetti di accrescimento ed espansione».

La corte di Cassazione ha mandato in archivio definitivamente il processo Infinito, l’operazione antimafia che nell’estate 2010 ha decapitato i vertici della ’ndrangheta lombarda, confermando le condanne della corte d’Appello di Milano. A partire da quella di Perego, nato a Cantù ed ex titolare dell’azienda di Cassago Brianza: 10 anni e 11 mesi di carcere, con la conferma del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici della Cassazione hanno respinto sia il ricorso dei legali di Perego che quello della procura generale di Milano, che chiedeva per l’imprenditore canturino non il “semplice” concorso esterno, ma addirittura l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Perego, che è a processo anche per un traffico illecito di rifiuti, tra cui quelli gettati nelle fondamenta del nuovo ospedale Sant’Anna, è in carcere da cinque anni. Paradossalmente la pronuncia della Cassazione potrebbe tradursi, per lui, nella possibilità - tra non molto - di chiedere i primi permessi e la semilibertà, avendo di fatto già scontato quasi metà della pena.

La sentenza - uscita nella tarda serata del 30 aprile - coinvolge anche altri imputati legati ai clan attivi nel Comasco. A cominciare da Andrea Pavone, definito dai giudici come «faccendiere e bancarottiere», a lungo socio di Perego e residente - in quegli anni - in una villa di via Foscolo ad Alzate Brianza. I giudici della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Pavone, confermando così la condanna a 13 anni e otto mesi di carcere.

Inammissibile pure il ricorso dei legali di Salvatore Muscatello, ultraottantennte indiscusso boss della ’ndrangheta a capo della locale di Mariano Comense: 16 anni di carcere, la condanna ora definitiva a suo carico.

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