Domenica 12 Aprile 2009

<Città fantasma
troppi giovani morti>

L’AQUILA «La cosa che faceva impressione erano i numeri sulle bare, 205, su quattro file di tappeti rossi, alcune con appoggiate sopra le casse dei bambini. E poi i giovani, c’erano tantissimi ragazzi morti. Quando vedi così tante bare tutte insieme, ti impressioni, anche se è il tuo lavoro». Davide e Mattia Valsecchi hanno a che fare tutti i giorni con i morti e i funerali. È il loro mestiere. Quello che hanno visto a L’Aquila, però, va al di là.
E infatti oltre a chiedere aiuto a un po’ tutte le imprese funebri del sud, la Protezione civile ha pensato che servissero anche alcune onoranze del nord.
E quando hanno chiesto aiuto ai Valsecchi, che sono di Costamasnaga e hanno una sede anche a Inverigo, i titolari hanno risposto che andava bene e hanno messo a disposizione due carri funebri, lavorando gratis come hanno fatto in tanti per questa tragedia.
«Ogni bara aveva un foglio con il nome, cognome e la data di nascita del defunto - dice Davide -. C’erano ragazzi dell’80, dell’82, del 92. Vedere che è morta gente così giovane, ti fa pensare».
I Valsecchi sono partiti giovedì alle 6 di sera, con due dipendenti. Hanno dormito ad Ancona e sono ripartiti venerdì mattina alle 6. Alle 8 erano a L’Aquila.
«L’autostrada era ancora chiusa perciò siamo passati dai paesini. Venti chilometi in mezzo a vecchi paesi, con le vie strette come Bosisio, un paese, poi campi, un altro paese, poi altri campi. Tutte le case vecchie erano state rase al suolo, tutta la parte vecchia non c’è più, come il centro dell’Aquila. Aveva tutto un aspetto un po’ spettrale, anche perchè era presto e dormivano tutti. Da una parte della strada infatti, c’è la montagna, dall’altra i prati. Quindi a destra vedevi le case distrutte, a sinistra le tende in mezzo ai prati».
Quando sono arrivati al centro dove la Guardia di finanza addestra le reclute hanno partecipato all’organizzazione dei funerali anche insieme all’altra impresa del milanese scesa con loro e i Crippa di Barzanò. «C’erano i parenti da una parte e gli addetti ai lavori dall’altra. All’inizio le bare erano tutte senza fiori, poi hanno iniziato a portarli e le hanno coperte. Abbiamo parlato con i volontari, i vigili del fuoco, ci hanno spiegato che anche le case che erano rimaste in piedi erano ormai distrutte o perchè erano crollate le solette o perchè era crollato il solaio, quindi davvero è tutto da rifare».
Faceva caldo, durante la cerimonia funebre, e ci sono state 13 scosse di terremoto durante i funerali. Ma i fratelli Valsecchi non le hanno sentite. «Era tutto come ottenebrato, sembrava che la gente non avesse voglia di parlare, e questo è ovvio visto il momento, ma era proprio l’atmosfera che era strana. Erano come storditi, straniti, sotto choc, confusi. Si capisce che quello che è successo non è una cosa facilmente superabile. È difficile spiegare cosa si prova. I Valsecchi sono tutti giovani, perciò sono rimasti colpiti dall’età delle vittime. «Avevamo già visto le foto sui giornali, ma averle lì davanti, con quelle date, beh, faceva davvero impressione». Nel viaggio di ritorno stessa scena. «Abbiamo visto i pompieri che puntellavano le case e i volontari della Protezione civile che lavoravano. È difficile spiegare cosa si prova. Anche perchè abbiamo visto poco. Il centro di L’Aquila è tutto sbarrato, non si può passare. Perciò davvero dà l’ìdea di una città fantasma».
Anna Savini

a.savini

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