Martedì 07 Aprile 2009

<Un colpo fortissimo
Fuori in pigiama per salvarmi>

LIPOMO La prima scossa, a mezzanotte e 40, l’ha sorpreso nel dormiveglia. «Ballava tutto, un colpo fortissimo ma rapido, perciò non mi sono preoccupato. Ho realizzato che era un terremoto, questo sì, ma è stato tutto troppo veloce per pensare che fosse necessario reagire». La seconda scossa, alle 3.30, l’ha fatto balzare giù dal letto e correre nel parco in pigiama. «La seconda scossa è iniziata con un colpo ancora più forte della prima. Ballavano i muri, tremava il soffitto, si muoveva la terra. Non finiva più, traballava tutto, cadevano i calcinacci e tenga presente che il Campus dove eravamo ospitati è una costruzione anti sismica tutta in cemento armato». Ha avuto paura, Franco Fasola, impiegato della Telecom residente a Lipomo, che domenica era a un corso di formazione. La notte del terremoto dormiva su una collina a cinque chilometri da L’Aquila.
«Mentre ero lì con i colleghi vedevamo la città avvolta in una nube e le scosse continuavano, una dietro l’altra. Oltretutto stanotte eravamo a zero gradi. Faceva freddissimo. Solo dopo un’oretta siamo riusciti a farci coraggio e rientrare nelle stanze per prendere almeno i cappotti e le scarpe». Fasola e i colleghi erano alloggiati alla scuola superiore Guglielmo Reiss Romoli.
«Siamo andati a letto tranquilli. Non è la prima volta che vado in Abruzzo e anche se loro ai terremoti sono abituati, perchè li hanno avuti nel passato, nessuno pensava che potesse succedere una cosa del genere. Anche se poi hanno ricostruito che settimana scorsa c’era stata una scossa fortissima e dall’inizio dell’anno erano state in tutto 180. Comunque domenica sera eravamo talmente tranquilli che alla prima scossa nessuno ha pensato di mettersi in salvo. La seconda, però, è stata davvero forte. In quei momenti hai paura e basta. Non è che pensi, guardi quel che succede e speri che non sia ancora più grave del previsto. Eravamo nel parco con i colleghi cercando di capire cosa stava capitando e vedevano la polvere che saliva dalla città. I colleghi romani hanno iniziato a ricevere le telefonate dalle mogli. A Roma il terremoto si è sentito e quindi erano preoccupate. Io invece ho immaginato che a casa fossero tutti tranquilli e quindi ho chiamato mia moglie alle 7 e mezzo per non fare spaventare lei e le mie due bambine con una telefonata nel cuore della notte. Abbiamo visto quello che era successo a L’Aquila in televisione insieme alla gente del paese. Alle 5 del mattino infatti ha iniziato ad arrivare la gente del posto, ci ha raccontato quel che aveva vissuto e ha commentato le immagini in tv con noi. Devo dire che li ho visti molto composti e con molta dignità. Non solo non si sono lasciati sopraffarre dalla disperazione ma si sono dati subito da fare per aiutarci a tornare casa. La prima cosa che abbiamo chiesto è stata di rientrare. Ma avevano chiuso tutte le strade e l’autostrade per fare dei controlli. Quindi abbiamo dovuto aspettare». Fasola e i colleghi sono riusciti a salire su due pulmini alle tre e mezzo di ieri pomeriggio e ieri sera sono atterrati a Milano.
«Non credo proprio che tornerò inAbruzzo ho avuto troppa paura e se mai mi dovesse capitare di tornarci per forza credo proprio che non riuscirei a chiudere occhio la notte. È davvero impressionante trovarsi in mezzo a un terremoto di questa potenza. Abbiamo visto anche tutto l’andirivieni dei volontari della Protezione civile che hanno usato il Campus come quartier generale e tutte quelle vite distrutte. Ho sentito la storia degli abruzzesi che hanno perso figli o mogli, genitori, case. Non so cosa dire, per fortuna sono a casa sano e salvo».
Anna Savini

a.savini

© riproduzione riservata