Mariano e la gara benefica  Il sindaco: «Divieto non  mio»

Mariano e la gara benefica

Il sindaco: «Divieto non mio»

Marchisio si arrabbia per il “no” alle affissioni deciso dai tecnici per la “Via vai” di Giussano: «Non c’è problema purché gli organizzatori rispettino le regole»

Un sindaco arrabbiato e imbarazzato. Giovanni Marchisio, primo cittadino di Mariano Comense, non nasconde il proprio disappunto per come gli uffici del Comune hanno negato l’autorizzazione all’affissione dei manifesti della corsa benefica “Via Vai” di Paina.

Il caso, segnalato da “La Provincia” di ieri, è arrivato fino alla cronaca nazionale: oggi le telecamere della Rai intervisteranno i promotori dell’evento e il sindaco di Mariano. Marchisio, in realtà, parla di una decisione “tecnicamente giusta”, ma non approva il modo in cui è stata comunicata agli organizzatori. E apre uno spiraglio alla collaborazione tra le parti per permettere l’esposizione delle locandine sul territorio marianese.

Ma andiamo con ordine. Al centro della querelle è la 39esima edizione di “Via vai”, corsa non competitiva che si terrà il 26 aprile per le vie di Paina di Giussano.

Organizzatori dell’evento sono il Cai locale e l’associazione “Io corro con Giovanni”: lo scopo della manifestazione è raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro la Sla, sclerosi laterale amiotrofica. I promotori di “Via vai”, per pubblicizzare la corsa, hanno chiesto di affiggere manifesti nei comuni di Seregno, Verano Brianza e Mariano Comense. Mentre i primi due hanno detto sì, dall’ufficio urbanistica di Mariano, lo scorso 1 aprile, è arrivato un “preavviso di diniego”.

Ora il sindaco spiega di essersi attivato per arrivare a una soluzione. «Domenica ho saputo della vicenda - aggiunge Marchisio - e lunedì ho chiesto agli uffici di contattare gli organizzatori per recuperare la documentazione mancante». Si apre quindi uno spiraglio per un esito positivo? «Per me non c’è alcun problema, purché si rispettino le regole - conclude-. La trovo un’iniziativa benefica e meritoria». Ora la palla torna agli uffici. In attesa che, dopo le parole, arrivino i fatti.


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