Mercato deserto a Mariano  Cresce la rabbia degli ambulanti
I pochi clienti al mercato del martedì dopo Pasqua (Foto by Silvia Rigamonti)

Mercato deserto a Mariano

Cresce la rabbia degli ambulanti

Presenti solo gli alimentari, con incassi minimi: «Subiamo ancora le stesse limitazioni di una anno fa e anche in zona arancione la gente non si muoverà»

I banchi distanziati almeno di un metro l’uno dall’altro, la mascherina a coprire metà del viso e, ancora, la Polizia locale a sorvegliare l’anello di via Kennedy a Mariano. Un anno dopo lo scoppio della pandemia, l’immagine del mercato è identica a quella di dodici mesi fa con l’area limitata ai soli alimentari. «Le misure di oggi sembrano varate come se la pandemia fosse scoppiata ieri». Palpabile la rabbia tra gli ambulanti: «Vogliamo lavorare» ripetono gli extra alimentari ieri arrivati sul piazzale

Il clima non ha aiutato il primo mercato dopo Pasqua da sempre a regime ridotto come dopo ogni festa. Lo si vede dagli scontrini battuti a metà mattina, come spiega Lino Stuppia dal banco di formaggi. «Ho incassato 40 euro poi ci chiamano evasori» spiega l’ambulante che tra un anno vedrà il figlio tagliare il traguardo dei 40 anni di attività. «La crisi c’era già prima, ma la pandemia non ha aiutato il settore. L’unica cosa : ci reputiamo fortunati a stare bene di salute».

Nessuno nega la presenza del coronavirus, ma tutti discutono la sua gestione. «Oggi adottano misure come se la pandemia fosse scoppiata ieri» sbotta Graziano Merlo, colpito dai vari decreti che, a singhiozzo, hanno messo i sigilli al sua banco di intimo. «Dopo un anno siamo ancora qua, ma ormai non si possono più adottare le mezze misure: o riapri tutto o chiudi tutto anche perché quando torneremo in arancione sarà uguale ad adesso se non dai alle persone la libertà di muoversi».

Bocciato il mercato solo alimentare. «Non si può limitare la piazza ai beni di prima necessità» ammette Marco Vello. A tracciare un bilancio in scuro è Sabrina Libasci con il marito Fausto Rocco, titolari di due bar ambulanti. «Da tre settimane noi siamo chiusi quando i bar possono, invece, rimanere aperti in piazza o altrove: non è giusto» tuona. «Qui e a Giussano, dove le amministrazioni sono Lega, non ci fanno aprire».

«Chiediamo che le nostre associazioni di categoria si battano per noi dove è utile farlo perché vogliamo lavorare» chiosa Armando D’Addesio, ieri presente non da consigliere forzista, ma come storico ambulante di pigiami.

Silvia Rigamonti


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