Sabato 02 Novembre 2013

Nel boccale tante tasse
La rabbia dei birrifici artigiani

Francesca Guzzetti e Maurizio Folli, responsabile qualità e mastro birraio del Birrificio Italiano
(Foto by Castelli)

Stangata sulla birra, microbirrifici sul piede di guerra contro l’aumento dell’accisa. Con il decreto Scuola, l’aliquota dell’imposta di consumo sulla birra dal 10 ottobre è salita da 2,35 a 2,66 euro per ettolitro e per grado. Previsto un secondo rincaro (2,70 euro) a gennaio 2014 e un terzo (2,99 euro) dal 2015. Sommato all’aumento di un punto di Iva al 22%, le tasse sulla birra potrebbero aumentare del 35%. Una corsa al rialzo fino al 2015; se ora su un euro di birra più del 33% va al fisco, tra due anni si arriverà a pagare il 47% di tasse.

Un salasso soprattutto per le piccole aziende. «Sul vino continua a esserci accisa zero, mentre sulla birra sono previsti tre aumenti in un anno e mezzo – dichiara Agostino Arioli, birraio e socio fondatore nel 1996 del Birrificio Italiano di Lurago Marinone - È un’ingiustizia». Per una realtà come il Birrificio Italiano (23 dipendenti tra produzione e locale; 3500 ettolitri prodotti in un anno, fatturato di circa due milioni di euro nel 2012 di cui 12% export) l’accisa incide in misura di 11.319 euro (10 mila prima dell’aumento) su un fatturato mensile di circa 100 mila euro. Salirà a 12.723 euro nel 2015, se saranno confermati gli ulteriori due scaglioni di rincaro. «È evidente – aggiunge Arioli – che di fronte a questi aumenti dovremo adeguare i listini, con ripercussioni negative sui consumi».

A rischio la sopravvivenza delle aziende più piccole. «Non m’importa molto che aumenti l’accisa sulle multinazionali – prosegue Arioli – Mi scandalizza che il governo, anziché tutelare i microbirrifici che fanno produzioni artigianali, li carichi ulteriormente di tasse. Non si può strangolare una delle poche realtà che funziona in Italia e ha successo all’estero».

In quest’ottica va letta la richiesta di Unionbirrai di una legislazione che tuteli le imprese nascenti. Tradotto in proposta: «l’accisa si paghi a scaglioni – spiega Arioli – Paga meno accisa chi produce poco, perché significa che ha bisogno di crescere».

Senza tale meccanismo di “protezione”: «con questi aumenti, per i più piccoli basterà poco per chiudere e alla fine anche l’Agenzie delle dogane incamererà meno accisa, non in senso assoluto, ma perderà qualcosa. Con gli scaglioni il gettito diminuirebbe di nulla, ma s’incentiverebbe il comparto dei microbirrifici». Concorda il collega Beppe Vento, titolare del microbirrificio Bi-Du di Olgiate Comasco nato nel 2002, che oggi conta due dipendenti, oltre al proprietario: «sono per lo scaglionamento e per partire da un’accisa anche più bassa di com’era prima. Andrebbe pagata in base alla produzione annua. Produco 120 mila litri l’anno e pago circa 3500 euro di accisa su un fatturato mensile di 30 mila euro. Il 50% del fatturato (300 mila euro l’anno) va in tasse, non è sostenibile». n

Manuela Clerici

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