«Per noi ogni influenza è un rischio»  Mattia, il guerriero fragile contro il Covid
Montano Lucino, Matteo Jacchetti e Stefania Rotondo con il piccolo Mattia e i suoi due fratellini (Foto by Andrea Butti)

«Per noi ogni influenza è un rischio»

Mattia, il guerriero fragile contro il Covid

La storia / La prevenzione contro il virus della famiglia di un bimbo che da piccolo ha lottato contro la morte

Per Mattia ogni influenza è un pericolo. E da sempre a casa nostra la prima regola è: lavarsi bene e spesso le mani. Ma da quando abbiamo iniziato a vedere le immagini dalla terapia intensiva a Bergamo, abbiamo piazzato un distributore di gel in ogni angolo della casa».

Per amore dei figli

Casa Jacchetti come le fortezze medievali: su il ponte levatoio per impedire al virus maledetto di varcare la porta. Stefania Rotondo e il marito Matteo Jacchetti hanno la voce serena di chi sa cosa vuol dire vivere, attraversare, superare una tragedia. E ritrovarsi più forti, più consapevoli, più innamorati della vita.

Mattia, il figlio più piccolo della coppia di Montano Lucino assieme alla gemellina Sofia, quattro anni fa, il 2 aprile, si mise in bocca una nocciolina che lo soffocò. Rimase per un periodo interminabile senza respirare, portando con sé le conseguenze di quell’incidente.

«Per lui ogni influenza può essere molto pericolosa. Per cui ho seguito l’evolversi della situazione del coronavirus fin dall’inizio - spiega mamma Stefania - e mi ha subito spaventata, anche quando sembrava fosse così lontano. Noi nel nostro piccolo, avendo il “Matti”, siamo sempre stati attenti, ma questa cosa qui fa paura».

Ecco che allora appena il virus ha fatto la sua comparsa in Lombardia, la famiglia Jacchetti ha deciso che bisognava fare di tutto per proteggere Mattia: «Da un certo punto di vista siamo tornati a noi, siamo tornati alla nostra famiglia, ci stiamo vivendo appieno. Da ottobre abbiamo iniziato a seguire un nuovo metodo di cura per Mattia, che possiamo fare anche noi, così pur senza poter uscire di casa proseguiamo i trattamenti». Mattia, da anni, segue varie metodologie di cura per cercare di recuperare il più possibile dai danni causati dalla lunga anossia. Cure che venivano garantite quotidianamente da una lunga lista di amici, che tutti i giorni garantivano a Mattia la prosecuzione degli esercizi necessari.

«A nostri figli manca avere per casa tutti quegli amici - spiegano in coro Stefania e Matteo - E poi ora Mattia ne approfitta perché con noi si mette a urlare e a piangere quando non ha voglia di fare gli esercizi, cosa che non fa con gli altri».

Certo, ora che la casa si è svuotata la famiglia Jacchetti ha recuperato una dimensione per certi versi quasi sconosciuta: «Stiamo vivendo questa fantastica esperienza della famiglia - conferma mamma Stefania - io sono molto contenta di vivere i miei bimbi in questa quotidianità normale. Anche perché di normalità non ce n’è: lavori, torni a casa, fai fare gli esercizi a Mattia, ringrazie gli amici... non abbiamo mai quel momento in cui fare una torta assieme o leggere un libro. Lamentarsi non serve a niente: stiamo bene... stiamo a casa. Certo, c’è la preoccupazione per il lavoro, ma prima di tutto la salute».

All’inizio dell’emergenza qualche preoccupazione c’è stata: «Prima che ci costringessero a stare a casa vivevamo tutti i giorni con la fobia di portare a casa il virus. Anche durante l’anno la vivo male: ai bimbi faccio lavare le mani 15 volte, non li faccio avvicinare troppo nei periodi di influenza, ma adesso la paura era tantissima».

Una preoccupazione che va oltre le mura di casa e che riguarda le vere vittime di questo virus: gli anziani.

«Dicono: muoiono soltanto gli anziani... ma gli anziani sono una risorsa importantissima. Sono i nostri genitori, i nostri nonni, la nostra storia. Noi, se non ci fossero loro, non sapremmo come fare. A Bergamo un’intera generazione è morta... è tragico».

L’ora di volersi bene

Ma la famiglia Jacchetti sa bene cosa vuol dire superare una tragedia: «Questi sono i momenti in cui bisogna volersi bene - concludono Stefania e Matteo - Alle cose ci pensi sempre quando hai uno scossone. Noi a certe verità siamo arrivati solo con l’incidente del “Matti”. E come accaduto a noi allora, penso che ora tutti abbiamo la possibilità di capire che la vita è un’altra cosa e che il bello dello stare assieme dev’essere coltivato».


Paolo Moretti Giornalista

© RIPRODUZIONE RISERVATA