Ricatti e minacce: «Mi vedrai cattivo»  Cantù, si indaga su altre estorsioni hard
Operazione Camelot. Polizia locale di Cantù. Procura di Lecco (Foto by Christian Galimberti)

Ricatti e minacce: «Mi vedrai cattivo»

Cantù, si indaga su altre estorsioni hard

La polizia locale ha rivelato i contenuti delle intercettazioni: «Vengono a casa tua». Il via dalla denuncia di un direttore di banca adescato sui social e poi fotografato con una ragazza

«Ma lo sai o no? Che c’è una persona lì fuori che sta aspettando? Tu non hai idea cosa combino, io... Io sono già fuori eh?». «Te lo sto dicendo eh? Ti avevo già avvisato...». «...Adesso mi vedrai cattivo! Vengono a casa tua, non me ne f... un c...! Ti avevo avvisato. Abbiamo la targa della macchina».

Con frasi del genere, intercettate al telefono, i presunti estorsori della banda dei ricatti a sfondo sessuale si sarebbero rivolti al funzionario di banca canturino, agganciato sui social da una ragazza complice, d’accordo con il resto del gruppo, e quindi fotografato ad hoc, durante un appuntamento appartato in auto a Briosco. Non vi sarebbero stati rapporti sessuali, lei sarebbe rimasta a seno nudo, ma gli scatti sono stati l’inizio dell’inferno per la vittima. Probabilmente: nemmeno l’unica.

Due con obbligo di dimora

Alla presenza del comandante Vincenzo Aiello, del vicecomandante Gabriele Caimi e dei vicecommissari Sergio D’Angelo e Alessandro Baroc, la polizia locale di Cantù - ieri mattina - ha reso noto l’esito dell’indagine del sostituto procuratore di Lecco Andrea Figoni, a cui hanno collaborato anche i Carabinieri di Merate. Tutto parte dalla denuncia di un cittadino canturino. Sei mesi di indagine, tra ottobre e marzo, tra Cantù, Mariano, Anzano del Parco, e, nel Lecchese e in Brianza, Nibionno, Monticello, Besana Brianza, Casatenovo, Missaglia. In tutto, 9 indagati, denunciati per il reato di estorsione. Per uno di loro - Norberto Fumagalli Beretta, 25 anni, di Missaglia - con precedenti specifici, già ai domiciliari, si sono riaperte le porte del carcere. Per altri due: l’obbligo di dimora.

Le pressioni psicologiche

La polizia locale ha sequestrato anche 30 grammi di hashish e un fucile ad aria compressa, catalogato come arma propria, con potenza di sparo doppia rispetto al consentito. Reati non commessi a Cantù ma, in senso esteso, su un ampio territorio interprovinciale. Enorme la pressione psicologica patita dalla vittima.

Il bancario si è presentato alla polizia locale dopo tre episodi di estorsione: pagamenti per oltre 2mila euro. Alla vigilia del quarto, non ha più retto e ha denunciato tutto. Le foto sarebbero state mostrate alla famiglia, se non rese pubbliche. Sfondo da erotismo soft, più che hard: di fatto, situazioni nemmeno troppo sussistenti da questo punto di vista. Ma sufficienti per creare problemi.

La polizia locale ha dapprima acquisito alcune immagini in un centro commerciale di Anzano del Parco. Dalla targa di un’auto, transitata dai varchi leggitarga di Cantù, si è risaliti alla proprietà. Da qui, la ricostruzione di una rete di parentele e amicizie. La sensazione è che, quella che è parsa un’organizzazione, avrebbe ottenuto in altre circostanze denaro da questo tipo di attività illecite.

La finta consegna

Cruciale, a Nibionno, la finta consegna di denaro: sono arrivati gli agenti della polizia locale in borghese. Gli indagati, fiutata la trappola, avrebbero commesso l’errore di mandare messaggi, telefonare, dirigersi verso le abitazioni degli altri complici. Pedinati però dalle moto in borghese della polizia locale, con relativi riscontri. Da alcuni diari ritrovati nel corso delle perquisizioni, le vittime sarebbero più di una. Un aspetto su cui le indagini sono in corso.

Christian Galimberti


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