Scampati alla strage: «Un botto, poi una raffica di colpi»

La testimonianza della coppia di Torno scampata dall’attentato a Tunisi: «In fuga da una porta secondaria»

Questione di attimi. Di essere più o meno vicini a una via di fuga, di essere sul pullman o già all’interno del museo e in quale sala. Attimi e luoghi che, nell’attacco terroristico di Tunisi, hanno segnato il confine tra vittime e sopravvissuti.

Elena e Franco Somigliana, 70 e 76 anni di Torno, fortunatamente stanno bene. In crociera per festeggiare i cinquant’anni di matrimonio, erano scesi dalla nave per una visita al museo del Bardo. «Eravamo al primo piano - racconta la signora Elena - e abbiamo sentito un colpo molto forte. All’inizio abbiamo pensato a un petardo, ma subito dopo una serie di colpi a raffica. Erano degli spari e subito abbiamo cercato di fuggire».

Poi aggiunge: «Siamo scesi dalle scale e usciti da una porta secondaria, poi la polizia ci ha messo in salvo e portato in questura, dove siamo rimasti alcune ore». Le comunicazioni sono difficilissime con la Costa Fascinosa, in navigazione verso Palma di Maiorca.

Dai brevi racconti che la coppia di Torno ha fatto ai familiari emerge che sono rimasti, protetti dalla polizia, fino alle 17, quando poi sono ripartiti con un trasporto sicuro per tornare sulla nave.

«L’importante è che stiano bene - si limita a dire la figlia Federica - e non ho nemmeno chiesto loro dettagli. Li ho sentiti provati, ma fortunatamente sono riusciti a mettersi subito in salvo. Un pensiero va ai familiari delle vittime e dei feriti».

Da Tunisi a Palma di Maiorca

La crociera sul Mediterraneo era il regalo che i parenti avevano fatto ai coniugi comaschi per il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Una settimana tra Savona, Roma, Palermo, Tunisi, Palma di Maiorca, Marsiglia per rientrare domenica a Savona.

© RIPRODUZIONE RISERVATA