Venerdì 23 Gennaio 2009

Spiaggetta sparita con il trucco
falsificato lo zero idrometrico

CERNOBBIO - I vertici di Villa d’Este e i loro tecnici tentarono di aggiustare il "pasticciaccio" del Garòvo posizionando, dopo che la spiaggetta era già sparita, un’asta di rilevamento che collocava lo zero idrometrico del lago 30 centimetri più in basso di quello reale. L’operazione avrebbe consentito di adeguarsi, a posteriori, al nulla osta rilasciato dal Consorzio dei laghi minori, che aveva concesso parere favorevole a un dragaggio della spiaggia soltanto parziale, che non oltrepassasse cioé una certa quota al di sotto dello zero.
Lo sostiene la Procura della Repubblica che, come noto, ha da poco concluso l’indagine preliminare sul caso del piccolo lido cancellato nel volgere d’un paio di tramonti nella primavera del 2007. Ecco cosa scrive nella sua relazione il consulente tecnico del pm Simone Pizzotti, l’architetto Carlo Buttini: «Villa d’Este ha fatto uso, in progetto, di uno zero idrometrico posto 1.63 metri lineari al di sopra dello zero idrometrico reale; ha posizionato in loco, a cose fatte, un’asta con uno zero idrometrico posato a metri 0.30 al di sotto dello zero idrometrico reale, falsificando così in ambo le circostanze, un dato di riferimento oggettivo, ufficiale, certo, fisso, inamovibile ed immodificabile (...) La posa in opera dell’asta potrebbe essere quindi un escamotage, non particolarmente brillante, per tentare di "dimostrare" a posteriori un’asportazione di materiale di gran lunga inferiore alla realtà».
L’addebito è mosso nei confronti dell’ingegner Bruno Capsoni, all’epoca del dragaggio consulente di Villa d’Este, oggi uno degli indagati per il Garòvo, insieme - lo ricordiamo - all’amministratore del grand hotel Jean-Marc Droulers, al sindaco Simona Saladini, ad Alessandro Falanga e Antonino Sidoti, del Consorzio del Lario e dei laghi minori (l’ente che gestisce per conto dei Comuni il demanio lacuale), e all’allora funzionario dell’ufficio tecnico comunale Antonella Pinto, oggi passata a lavorare in un altro ente. Assistito dagli avvocati Renato Papa e Claudio Bocchietti, Capsoni si difende sostenendo che l’individuazione dello zero idrometrico e la conseguente posa dell’asta per le rilevazioni furono il frutto di uno studio attentissimo, effettuato sulla base del sistema di livellazione dell’Istituto geografico militare. Non solo:gli avvocati hanno già chiesto al giudice preliminare di svolgere una nuova perizia super partes - con la formula dell’incidente probatorio - per chiarire una volta per tutte chi abbia ragione.
Sullo sfondo resta infine un terzo punto di vista, che rischia di rendere la richiesta superflua. È quello che filtra dalle pieghe dell’indagine condotta per conto di Pizzotti dagli agenti del nucleo di polizia giudiziaria della Forestale, secondo i quali non sono 30 centimetri in più o in meno a modificare lo stato degli addebiti. La cancellazione del Garòvo, dicono, fu illegittima poiché priva delle autorizzazioni necessarie, edilizia e ambientale, la prima a carico del Comune, la seconda a carico dell’amministrazione provinciale, che non solo non la rilasciò mai ma che ha già provveduto, anche, a sanzionare Villa d’Este. Secondo la Forestale, il Consorzio dei laghi non aveva l’autorità per concedere un bel niente. Il suo fu soltanto un nulla osta. Per cancellare la spiaggia serviva un permesso.
Stefano Ferrari

a.savini

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