Tentò di soffocare la vicina
A processo muratore di Lipomo

Accusato di tentato omicidio, comparirà davanti al giudice tra due settimane. Non c’è movente, lui tace: «Non saprete mai cosa è successo quel giorno»

«Inutile parlarne... Non saprete mai cosa è successo quel giorno». Giuseppe Vincenzo Rizzo è stato di parola. Sei mesi dopo l’aggressione che per un soffio non costò la vita di Bice Righetti, vedova di 57 anni, Rizzo, l’operaio originario di Agrigento che da allora, il 29 aprile, è rinchiuso al Bassone con un’accusa di tentato omicidio, si prepara ad affrontare un processo avendo mantenuto fede alla sua promessa.

Secondo la ricostruzione della Procura, «in assenza di motivazione alcuna», Ruzzi pugnalò la donna con un coltello a serramanico, causandole lesioni che i medici del Sant’Anna giudicarono guaribili in non meno di 50 giorni. Poi, mentre la Righetti tentava di sottrarsi alla sua furia trascinandosi verso la porta di ingresso dell’appartamento , lui la afferrò da dietro le spalle facendola cadere a terra con il volto rivolto verso il pavimento. Le si sedette sulla schiena e le strinse il collo come per volerla strangolare, salvo poi tapparle con le mani naso e bocca, per impedirle di respirare e, soprattutto, per impedirle di urlare e di chiedere aiuto.

Sempre in base alla testimonianza della vittima e dei referti medici, la Procura accusa Rizzo di avere usato altrettanto violenza, salvo poi desistere nell’istante in cui la donna perdette i sensi. Fu in quel momento che il vicino fuggì, richiudendosi tra le mura di casa nel tentativo di lavare alla bell’e meglio abiti e coltello, prima di tornare sulla scena del crimine una volta sopraggiunti i soccorsi.

Ai carabinieri raccontò di averla trovata così, riversa a terra, e di essersi sporcato nel tentativo di soccorrerla. Il coltello a serramanico, 11 centimetri di lama, fu ritrovato nel suo appartamento. Da allora, Rizzo tace.

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