Venerdì 01 Novembre 2013

Tremezzina, lettera al ministro

«Dateci i fondi per la variante»

Il tempo passa, le promesse non trovano riscontro nei documenti ufficiali e c’è il timore che nel piano triennale Anas in fase di predisposizione, la variante della Tremezzina, l’opera più attesa dal territorio lariano, non venga inclusa.

Il progetto definitivo che è costato un paio di milioni di euro finanziati da Regione, Camera di commercio e Provincia, sarà pronto per il prossimo mese di maggio comprese le perizie geologiche e le verifiche ambientali, ma mancano i 330 milioni di euro per la realizzazione.

I consiglieri regionali Francesco Dotti, Dario Bianchi, Alessandro Fermi si sono trovati ieri a Erba per ragioni istituzionali e a margine dell’incontro hanno parlato a lungo della variante con il proposito di cointeressare gli altri rappresentanti comaschi in Regione Luca Gaffuri e Daniela Maroni. L’intento è di inoltrare al ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi un pressante appello affinché venga data una risposta a quanto enunciato nell’incontro avvenuto a Como qualche mese fa nel corso del quale il rappresentante del governo aveva preso atto dell’urgenza di garantire il finanziamento dell’opera, tenendo conto del fatto che nelle disponibilità dell’Anas sono iscritti i primi 80 milioni di euro a suo tempo assegnati alla variante Dongo-Gravedona-Domaso. L’indizizzo prevalente sarebbe quello di attribuire alla Tremezzina la priorità assoluta utilizzando quella sorta di tesoretto come primo stanziamento al quale dovrebbe far seguito l’impegno finanziario successivo a copertura dell’intera previsione di spesa.

Francesco Dotti, per anni sindaco di Argegno e promotore nel giugno del 2012 di una manifestazione di protesta con fermo del traffico sulla statale, ha consegnato agli altri consiglieri regionali una bozza del documento da inoltrare nei prossimi giorni al ministro Lupi e non è da escludere che attraverso il coinvolgimento del presidente della Regione Roberto Maroni la consegna possa avvenire di persona a Roma.

Tenendo conto che la costruzione della variante richiederà cinque o sei anni dall’apertura del cantiere e i preliminari per l’appalto necessiteranno di altri due anni, c’è l’assoluta necessità di ottenere da Roma risposte certe sul finanziamento.

Determinanti saranno i prossimi mesi e sussiste il timore che una crisi di governo possa davvero a mandare tutto nuovamente a carte quarantotto.

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