Giovedì 10 Ottobre 2013

Videocamera nella pastiglia

A Cantù l’endoscopia del futuro

Da sinistra Giuseppe Brazzoli, Patrizia Figini, Eugenio Limido e Marco Onofri

Una videocamera miniaturizzata, grande quanto la pastiglia d’un medicinale, in grado di effettuare riprese nitide e praticamente a 360° nell’intestino. Sei i pazienti che da giugno a oggi si sono sottoposti a questo esame al Sant’Antonio abate, con l’obiettivo per il 2014 di arrivare a una trentina e poi di acquisire un’altra videocapsula per lo studio del colon.

Proprio il presidio canturino, nell’ambito del servizio di endoscopia multidisciplinare, è stato scelto come sede dove verrà utilizzata questa tecnologia avanzata per tutta l’azienda ospedaliera Sant’Anna. Una metodologia diagnostica molto specifica, che quindi non sostituirà le tecniche tradizionali ma andrà ad affiancarle quando necessario, perché «non ci aspettiamo grandi numeri, ma grandi risultati», ha rimarcato Eugenio Limido, primario dell’unità operativa di Medicina del Sant’Antonio che si occuperà di questa nuova risorsa.

La videocapsula è una videocamera miniaturizzata, da inghiottire con un po’ d’acqua, poco diversa da un comune antibiotico nell’aspetto – lunga 26 millimetri per 11 di diametro -, che acquisisce 4 frame al secondo ed è dotata di una sorgente luminosa che illumina il tragitto lungo l’intestino, riprendendolo nella sua interezza e nel suo stato naturale, con ben due videocamere nella versione per il colon, trasmettendo le immagini a un registratore dati indossato dal paziente come una di cintura per 8 ore consecutive. Quello che oggi già accade per esami come l’Ecg Holter. Sarà poi dalle immagini registrate che lo specialista potrà visionare il tratto digerente utilizzando un software specifico e stilare quindi la diagnosi.

La fine del viaggio della capsula – 600 euro il costo di ognuna - avviene con l’espulsione, attraverso le feci. L’aspetto più interessante consiste nel fatto che questa metodologia consente di indagare anche quel tratto intermedio dell’intestino detto ‘tenue’ che non è visualizzabile con altre tecniche, come la colonscopia o la gastroscopia, a causa della sua tortuosità. Non un esame per tutti ma di nicchia, di secondo livello e terzo livello, riservato, ha spiegato Limido, ai pazienti nei quali si riscontri un sanguinamento oscuro nelle feci o anemie delle quali è ignota l’origine, oppure per i pazienti con malattie croniche dell’intestino.

L’esame si esegue in regime ambulatoriale oppure, se le condizioni del paziente lo richiedono o se c’è carattere d’urgenza, di ricovero. «Ogni ospedale dell’azienda ha il proprio ruolo, come in una squadra - ha rimarcato il direttore sanitario Giuseppe Brazzoli – e il dottor Limido sta coordinando questo progetto collaborando anche con Como».n 

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