Violentatore, stalker e pure rissoso  «È un pericolo». La polizia lo arresta
Il centro migranti di via Regina teatro degli abusi sessuali (Foto by archivio)

Violentatore, stalker e pure rissoso

«È un pericolo». La polizia lo arresta

In cella il libico che doveva essere espulso dopo la condanna per abusi sessuali

Como

Già bollato come «socialmente pericoloso» e per questo accompagnato a Brindisi per essere espulso dall’Italia, Mohamed Nasser Ali Abdelfattah, libico di 24 anni, su un aereo per la Libia non c’è mai salito (nonostante, nell’attesa, si siano succeduti due governi di differenti colori politici, ma entrambi uniti nella promessa di allontanare dall’Italia i clandestini che si macchiavano di reati gravi). E al suo ritorno a Como non solo ha rintracciato la donna che aveva molestato sessualmente anni prima (da cui la condanna e il sigillo di “pericolosità”) iniziando a pedinarla, ma si è reso protagonista anche di una scazzottata con un autista di autobus (bus che il giovane voleva “dirottare”), di un’aggressione a degli agenti di polizia e, una volta condannato e obbligato a presentarsi in Questura periodicamente, ha fatto perdere le sue tracce.

Per questo motivo la Procura di Como ha chiesto, e ottenuto, un’ordinanza di custodia cautelare per l’uomo che, venerdì, i poliziotti della squadra volante hanno eseguito.

La fedina penale

Abdelfattah aveva a suo carico già due provvedimenti cautelari. Il primo: il divieto di avvicinamento a una volontaria della Croce Rossa, un giovane donna che nell’aprile 2017 il giovane libico ha molestato sessualmente (per quel reato patteggiò due anni di permanenza in carcere) quando si trovava ospite nel centro migranti di via Regina. Il secondo: l’obbligo di presentazione in Questura dopo la condanna, del giugno scorso, rimediata per essersi reso protagonista di un’aggressione a un autista di un bus sul quale era salito con la protesta di potersi mettere lui al volante.

A convincere la Procura a chiedere il ritorno in carcere per Abdelfattah sono stati gli agenti dell’anticrimine della Questura, i quali quando hanno registrato - poco dopo ferragosto - che il giovane libico aveva smesso di presentarsi nei loro ufficio come previsto dalla sentenza di condanna, hanno messo assieme il suo poco edificante curriculum e hanno depositato l’incartamento in Procura. Il giudice Luciano Storaci, che ha firmato l’esecuzione della misura cautelare in carcere, nel suo provvedimento è tornato a ribadire come l’imputato sia un soggetto «pericoloso». Anzi, il magistrato sottolinea come la recente condanna ma pure i precedenti penali «anche gravi» siano la testimonianza di u «aggravamento della pericolosità» del giovane.

L’arresto

I poliziotti della squadra volante sono riusciti a intercettare Abdelfattah in piazza Volta e lo hanno quindi condotto al Bassone.

Nel frattempo si attende il passaggio in giudicato della condanna rimediata a giugno per l’aggressione all’autista del bus e per l’aggressione e le minacce agli agenti intervenuti su segnalazione dei passeggeri dello stesso autobus. Nonché la chiusura dell’indagine per stalking ai danni della crocerossina che, il 14 aprile 2017, Abdelfattah aveva trascinato all’interno di una piccola stanza, poco più che uno sgabuzzino precluso agli ospiti, iniziando a molestarla sessualmente. La ragazza - in quell’occasione - fu salvata da un altro volontario.


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