Giovedì 19 Giugno 2014

Yara, ritardo di 2 anni
per un banale errore

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(Foto by Yuri Colleoni)

Forse a Massimo Bossetti, il presunto assassino di Yara, si poteva arrivare già due anni fa. Pare infatti che una svista abbia contribuito a rallentare l’individuazione del sospettato, che oggi si trova in carcere accusato di omicidio: 1.800 dna acquisiti da polizia e carabinieri nel 2012, in particolare fra donne residenti dalla Val Seriana sarebbero stati analizzati ponendoli a confronto non con quello di «ignoto 1» (di cui all’epoca si cercava la madre), bensì, per un banale errore, con quello della mamma di Yara Gambirasio, Maura Panarese, che era stato acquisito (come quello di tutti i familiari della vittima) all’inizio dell’inchiesta. E fra quei 1.800 dna c’era anche quello di Ester Arzuffi, la donna di 67 anni originaria di Villa d’Ogna, poi trasferitasi nell’Isola bergamasca e ri sultata essere la madre biologica di «ignoto 1». Una scoperta che ha impresso alle indagini la svol ta clamorosa dei giorni scorsi.

Gli inquirenti si sono accorti della svista in tempi abbastanza recenti, continuando a battere tenacemente la pista della ricerca della madre di «Ignoto 1». Si sono trovati tuttavia – secondo indiscrezioni – a fare i conti con i fondi che iniziavano a scarseggiare: pare che nei laboratori del Ris di Parma e della polizia scientifica fosse in via di esaurimento il budget destinato alla mastodontica e costosissima indagine coordinata dalla procura di Bergamo, che contava già 18 mila profili biologici acquisiti.

Ma proprio la scarsità di fondi avrebbe indotto il pm Letizia Ruggeri, determinata ad andare fino in fondo insieme alla sua squadra di investigatori, a incaricare del lavoro un laboratorio esterno, quello dell’Università degli studi di Pavia. Cosa sarebbe successo, se i test fossero stati eseguiti subito

con i campioni di dna giusti? Probabilmente il fascicolo sull’omicidio di Yara Gambirasio sarebbe passato da «ignoti» a «noti» parecchio tempo prima.

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