Sabato 21 Novembre 2009

Crisi Glaston, 116 esuberi
tutti nella produzione

Nessuna svolta. L’incontro di ieri mattina con i vertici Glaston non ha consentito di annunciare alcuna schiarita, anche perché quanto espresso dalle parti a confronto dovrà ottenere il via libera essere poi riportato alla casa madre. Sale però la preoccupazione, dei sindacati, per la futura esistenza stessa dell’azienda. Il direttivo Glaston ha portato all’attenzione la sua ristrutturazione, mostrando in quali reparti andrà ad essere tagliato il personale, ecco quindi la conferma che 119 dei 167 licenziamenti riguarderanno la produzione.

«Stanno smantellando il cuore della Glaston, in un prossimo futuro si teme per l’azienda, con la forte trasformazione in atto», spiega Gianbattista Broggi di Fim Cisl Como.

Concorde Marco Fontana di Fiom Cgil Como: «Può dirsi a rischio l’esistenza stessa dell’azienda, tutti ci chiediamo infatti la Glaston come potrà continuare a funzionare - continua Fontana -. Il cuore della fabbrica, la produzione, vedrà uscire 119 operai. Dovremo ragionare reparto per reparto per capire cosa si può fare, quali numeri spostare. Bisognerà discutere per delocalizzare il meno possibile e mantenere il lavoro all’interno, con il massimo numero di operai. L’azienda comunque cambierà nettamente fisionomia, uscendo fortemente ridimensionata».

Poche nuove dall’incontro di ieri e laconicamente Fontana se l’aspettava: «Non ci aspettavamo grandi novità, in effetti, ci hanno illustrato il piano di ristrutturazione aziendale reparto per reparto. Hanno ribadito di non voler utilizzare la cassa integrazione, la nostra richiesta è invece di utilizzare quella straordinaria per tutelare innanzitutto i lavoratori e poi per ragionare con più calma. Il problema che queste richieste non possono essere accettate o respinte qui a Bregnano, ma la risposta deve arrivare dalla casa madre finlandese».

Per la multinazionale si parla di una ristrutturazione a livello internazionale con passaggio da circa 1200 a 800 dipendenti. Cinquanta i tagli in Finlandia, centosessantasette a Bregnano e il restante in altre sedi nel mondo. L’intenzione e di delocalizzare ed esternizzare parte della produzione. «Abbiamo riaffermato le posizioni espresse nell’ultimo incontro, per noi si deve parlare di una cassa integrazione straordinaria per dodici mesi più altri dodici - riprende Gianbattista Broggi di Fim Cisl Como -. Per quanto riguarda la discussione sul numero dei licenziati dipende molto dall’azienda».

Otto ore di sciopero ieri, in concomitanza con la trattativa: «Dalla prossima settimana potremmo aumentare le ore di sciopero, ne discuteremo lunedì. Il clima è molto teso», spiega Fontana.

Calendario fitto d’appuntamenti nella prossima settimana: «I prossimi incontri dovrebbero essere lunedì sera a Bregnano con i politici e l’amministrazione, l’incontro però non è ancora stato confermato - spiega Broggi -. Mercoledì l’incontro in regione e poi venerdì mattina di nuovo con l’azienda, a Bregnano, per capire le risposte».

s.casiraghi

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