Sabato 27 Febbraio 2010

La rivolta di un artigiano:
"Non vendo più nulla ai cinesi"

«Non venderò mai più un mio macchinario ai cinesi. Adesso basta». Tra Como e la Cina è guerra da anni di macchinari nel tessile, ora dall'Asia acquistano intere aziende dismesse o che hanno «traslocato» dall'altra parte del mondo. La Cina copia le conoscenze, il know-how e le macchine italiane, in particolare quelle realizzati nel distretto comasco, per poi proporle e dare vita a un mercato di macchinari e di tessuti concorrenziali nel prezzo. La Cina, insomma, è molto vicina, soprattutto a Como, tanto vicina da portarsi via addirittura pezzi d'aziende. Macchinari di imprese tessili fallite, cosa che accade anche nel mobile-legno, vengono acquistate a bassi prezzi e portate in Asia, addirittura interi cicli di lavorazione percorrono gran parte del mondo per creare strutture omologhe a costi di manodopera decisamente minori. La crisi inasprisce la crisi, in un circolo vizioso. La «Kmt» è un'azienda di Lurate Caccivio, il titolare Andrea Verga approccia il mercato cinese con una filosofia particolare, carica sul costo delle macchine tessili una piccola parte della progettazione, certo insomma di vedere copiata la sua «creatura»: «In realtà noi con il mercato cinese lavoravamo molto bene fino a metà anni Novanta, ci siamo poi trovati con macchinari nostri copiati; potevamo rinunciare a vendere in quello stato, abbiamo invece scelto di ricaricare decisamente il costo del prodotto». Per l'imprenditore comasco la bella sorpresa arriva a Shangai, trova un macchinario suo ma non costruito da lui: «Avevano copiato tutto, anche il colore, tutta la progettazione e anni d'affinamento sono diventati di loro proprietà - spiega Verga -. Ho chiesto come tutelarmi da un avvocato. Ma mi ha invitato a desistere. Davanti alle spese, tempi, burocrazia e al fatto che bisognava assumere un avvocato in Cina, la causa sarebbe durata più di 15 anni e il risarcimento non avrebbe superato i 20mila euro. Assurdo».

s.casiraghi

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