Venerdì 10 Luglio 2009

"Nessuna ripresa in autunno
A rischio posti e imprese"

Una platea gremita di delegati sindacali della Cgil per ascoltare la profondità della crisi econocmica sul territorio. Una profondità certificata dai dati: un incremento delle richieste di ore di cassa integrazione dell’856% nei primi 5 mesi, una disoccupazione ordinaria cresciuta del 168% nel primo trimestre, la mobilità a +158% in tre mesi, e nuovi assunzioni in calo del 20% fra gennaio e marzo. Dal palco dell’Auditorium don Guanella esordisce Alessandro Tarpini, segretario generale della Camera del Lavoro: «Como si trova in una situazione di emergenza nell’emergenza. E per questto è urgente interrogarsi sulle ragioni per cui la nostra provincia soffre più di altre aree della Lombardia e rischia, alla ripresa autunnale una vera e propria desertificazione produttiva». Una situazione testimoniata anche dalla Caritas di Como, che ha dovuto raddoppiare, in pochi mesi, i pasti distribuiti agli indigenti, «e non si tratta più dei soliti noti, ma di lavoratori disoccupati, di single separati, pensionati che non riescono ad arrivare a fine mese». Poi Tarpini snocciola una lunga serie di dati «mozzafiato», come li definirà da lì a poco, nel suo intervento, Salvatore Barone, responsabile del Dipartimento industria e contrattazione della Cgil nazionale. «A Como sono oltre 25mila i lavoratori coinvolti nella crisi. Oltre 1000 le aziende che si trovano in situazione di difficoltà: Sisme, Glaston, Ratti, Mantero, Itr, ex Crinos, Clerici Tessuto, solo per fare i nomi più conosciuti di un rosario che si allunga di ora in ora. Sono centinaia le aziende che hanno chiuso, ridotto il personale o fatto richiesta di ammortizzatori sociali in deroga. Da gennaio a maggio, sono state richieste 8milioni e mezzo di ore di cassa integrazione, con un aumento, sullo stesso periodo dell’anno scorso, dell’856%, oltre il doppio della media della Lombardia, dove l’incremento è stato del 380%. Sull’ammontare di ore complessivo lombardo, pari a 76milioni di ore richieste, Como da sola ne richiede 8milioni e mezzo, pari all’11% delle richieste complessive della regione. Un dato che piazza la nostra provincia soltanto dopo Varese, Brescia e Milano nel triste primato di ore autorizzate di cassa integrazione. Il dato diventa inquietante se - spiega ancora Tarpini - rafforzato con i numeri relativi alla quota degli occupati lombardi, circa il 6% o peggio ancora se rapportato al 4,7% del Pil lombardo. A Como l’incremento maggiore si registra nella richiesta di cassa ordinaria che passa dalle 598mila ore dei primi cinque mesi del 2008 ai 6,3milioni nello stesso periodo del 2009, segnando un aumento del 958%. Nell’industria le ore passano da 506mila a oltre 6milioni di ore, con una crescita record del 1.111%. Le ore di cassa straordinaria passano invece nello stesso periodo da 277mila ore a 2milioni, +640%, a fronte di un aumento lombardo del 143%. Inoltre le domande di disoccupazione ordinaria, nel primo trimestre del 2009 rispetto al 2008 sono aumentate del 68%, passando dalle 3.534 richieste nel 2008 alle 5.941 del 2009. Per contro, le assunzioni hanno subito un crollo del 20%, passando dalle 19.250 effettuate nel 2008 15.469 nel 2009, quindi 3.780 assunzioni in meno in soli tre mesi. A ciò si aggiungono le 334 aziende che da marzo hanno fatto richiesta per la concessione della cassa integrazione in deroga per oltre 1.700 lavoratori. Notizie poco rassicuranti poi, provengono anche da oltre confine, dove circe 3.000 frontalieri rischiano il posto di lavoro». Quasi la metà dei lavoratori di aziende colpite dalla crisi proviene dai due settori produttivi più caratteristici del territorio comasco: industria e tessile. «Eppure le iniziative, comprese quelle della politica locale, sono state confuse e contraddittorie - ha ribadito Tarpini - e si è fatta strada l’idea che il nostro territorio potesse fare a meno del manifatturiero. Un’idea irresponsabile». Un’altra delle questioni emerse, evidente in particolar modo nel chimico e nel metalmeccanico, è la colonizzazione da parte di multinazionali straniere e l’idea diffusa che prima di intervenire sulle cosiddette case madri si debba agire sulle aziende satellite, «tale tendenza potrebbe avere nella nostra provincia effetti devastanti.» È stata poi la volta dell’analisi delle speculazioni immobiliari, con l’invito a vincolare le aree industriali e produttive alla loro vocazione attuale. «La crisi non è alle spalle, il peggio è davanti ai nostri occhi - ribadisce Barone -. Si potrà sperare in una ripresa, per così dire, stabile, solo a partire dal 2011».
Gloria Folcio

s.casiraghi

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