Crisi Kiia, scatta lo sciopero
contro i venti licenziamenti

Giornata di protesta ieri alla Kiia, impresa chimica di Luisago. L'azienda ha infatti respinto l'ipotesi di un ricorso alla Cig straordinaria per evitare di ricorrere alla mobilità. Risposta che ha fatto scattare lo sciopero fra i dipendenti fino al termine del turno.

Sciopero contro il taglio di venti posti di lavoro su 130 addetti, alla Kiian di Luisago. Storica azienda produttrice di vernici e inchiostri, dal 2005 controllata dalla finanziaria Sofipa del gruppo Unicredit. Ieri pomeriggio, al termine dell’assemblea, i lavoratori hanno incrociato le braccia fino a fine turno per protesta contro la chiusura dell’azienda rispetto alla richiesta di cassa integrazione straordinaria. «Anche nel primo incontro, dopo l’apertura della procedura di mobilità, l’azienda è rimasta rigida sull’idea iniziale di portare avanti la mobilità e subito - spiega Luigi Bartesaghi della Femca Cisl -. Noi abbiamo ribadito che ci sono tutti i presupposti per l’attivazione della cassa integrazione straordinaria. Strumento che, oltre a far pesare meno la crisi sui lavoratori, permetterebbe anche di capire meglio come l’azienda intenda regolarsi nel 2010 dal punto di vista organizzativo, in assenza di un piano industriale. Il problema non è solo come gestire una procedura di mobilità, ma anche cosa accadrà dopo per chi rimane, vista la visione prettamente finanziaria». Preoccupazione per il taglio già deciso, ma anche per le prospettive future: «Il gruppo Sofipa, che ha investito in azienda 17 milioni di euro, ha sospeso fino al 31 dicembre 2009 il pagamento delle quote di ammortamento del debito che Kiian deve a Sofipa - precisa Cristina Barbaglia della Filcem Cgil -. A fronte di una perdita di tre milioni di euro nel 2008, Sofipa si era impegnata a inserire due milioni di euro per rifinanziare il gruppo. A oggi, però, non è più disponibile a questa ricapitalizzazione se non prima di una ristrutturazione. Di solito succede il contrario. Dato che il 2010 è l’ultimo anno di permanenza di Sofipa nel gruppo Kiian, dopodiché devono decidere se rimanere o metterla in vendita, temiamo che l’intenzione sia quella di chiudere il 2009 come anno difficile, fare pulizia e poi renderla appetibile sul mercato per l’anno successivo. Con i venti esuberi (che si tradurranno in licenziamenti entro metà dicembre), i tre che andranno in pensione e i quattro contratti a termine in scadenza che non verranno sostituiti, oltre ai sei lavoratori che dall’inizio dell’anno sono già usciti e non sono stati integrati, la struttura organizzativa sarà di 33 persone in meno. Queste uscite non danno garanzie sul mantenimento produttivo: l’organico è già ora sotto dimensionato e non c’è un piano industriale». Pasquale Femia della Rsu Cgil: «Siamo preoccupati e arrabbiati. Invece di potenziare il sito senza fare tagli, prima licenziano e poi trasferiscono da noi le produzioni che chiudono all’estero. A gennaio ci troveremo con 33 persone in meno e con più produzione. Non si capisce che gestione d’impresa vogliano fare; è una logica finanziaria, non industriale».

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