A Villa d’Este   il Wine Symposium  Vini top al mondo
Una delle degustazioni nella prima giornata del Symposium

A Villa d’Este

il Wine Symposium

Vini top al mondo

Degustazioni, workshop e conferenze: 250 partecipanti alla tradizionale tregiorni. La multinazionale Lwmh ha presentato il progetto dei vigneti in Cina, a 2.600 metri di altitudine

Da ieri i migliori produttori di vino al mondo sono presenti a Cernobbio per il tradizionale appuntamento del Villa d’Este Wine Symposium, evento organizzato dal cinque stelle in collaborazione con François Mauss, co-fondatore della manifestazione. Sono presenti una quarantina di case vinicole che stapperanno le loro migliori bottiglie per oltre 250 partecipanti. Fra loro operatori professionali, grandi appassionati e collezionisti di bianchi, rossi e rosati. Durante la tre giorni della kermesse, che si chiuderà domani sera, sono previste degustazioni di prestigio (al buio di Cabernet Sauvignon, una verticale di Dom Pérignon e una verticale di Domaine de la Romanée Conti) seminari e conferenze su temi di attualità: come coniugare la tradizione agricola con l’innovazione, come affrontare i cambiamenti climatici, le scelte bio, la concorrenza di Paesi emergenti che hanno fatto notevoli investimenti nel settore vinicolo.

Il fatturato

L’Italia, presente con numerose etichette Doc a Villa d’Este non sembra finora temere la concorrenza estera: il settore vinicolo nazionale ha chiuso il 2017 con un fatturato record di 10,6 miliardi di euro (+5%) soprattutto per effetto delle esportazioni, che hanno raggiunto il massimo storico di 6 miliardi di euro (+6%).

Un business in gran fermento quello delle etichette DOC che vede coinvolte anche le holding del lusso. Ieri pomeriggio la multinazionale francese Lwmh, proprietaria di numerosi vigneti come Krug, Moët & Chandon e Château d’Yquem, ha presentato il suo nuovissimo progetto in Cina, i vigneti di Ao Yun.

Nel 2008, dopo quattro anni di esplorazione, la Shangri-La del Cabernet Sauvignon è stata finalmente individuata ai piedi dell’Himalaya, nella regione dello Yunnan. I vigneti si trovano ad altitudini comprese tra i 2.200 e i 2.600 d’altezza. Il winemaker di Ao Yun, Maxence Dulou, ha spiegato che il suo team lavora fianco a fianco con 120 famiglie tibetane, hanno messo a disposizione le conoscenze necessarie per terrazzare al meglio queste vette.

Il terroir è unico nel suo genere: le 314 sezioni di vigne, dislocate su una superficie di appena 27 ettari, offrono le migliori condizioni per far sì che il Cabernet Sauvignon si esprima al meglio.

Il clima ricorda quello della regione di Bordeaux, ma con le peculiarità tipiche dell’alta montagna. La sfida, apparentemente impossibile, di portare un vitigno francese a 2600 metri di quota è stata vinta, anche grazie a vendemmie e vinificazioni eseguite esclusivamente a mano, secondo i principi della produzione biologica, che innesca così un circolo virtuoso. Risultato : un vino d’alta gamma capace davvero di stagliarsi sopra le vette e «volare al di sopra delle nuvole».

Cinque menù

A rendere ancora più speciale questa edizione dell’evento che celebra i dieci anni del Symposium e i 450 anni dalla costruzione di Villa d’Este è anche il viaggio alla scoperta dei vini della Georgia. Le tradizioni gastronomiche dell’ex Repubblica sovietica hanno ispirato alcuni piatti dei 5 menù preparati da Michele Zambanini, Executive Chef del Grand Hotel, con lo staff di cucina: ricette inedite per deliziare il raffinatissimo palato degli ospiti. L’importante traguardo di questa kermesse del gusto sarà suggellato oggi anche con la consegna di premi speciali a cinque personalità che si sono distinte negli anni al Villa d’Este Wine Symposium.


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