Il prefetto di Como a Henkel  «Rinviate tutto  al post emergenza»
Il presidio davanti allo stabilimento di via Como

Il prefetto di Como a Henkel

«Rinviate tutto

al post emergenza»

La richiesta ufficiale ai vertici aziendali. «Differire ogni valutazione, ora grave disagio sociale». Continua lo sciopero, sconcerto e rabbia tra i lavoratori

«Differire ogni valutazione sul futuro dello stabilimento di Lomazzo al post pandemia». La richiesta, ai vertici di Henkel, è del prefetto Andrea Polichetti che ha sottolineato con fermezza quanto, in questa fase di emergenza, «non possano essere ragionevolmente assunte decisioni che vanno ad aggravare la situazione di pesante disagio sociale ed economico che interessa molte famiglie anche in provincia di Como».

L’azienda si è riservata di far conoscere le proprie valutazioni, ma certo quella di ieri potrebbe essere una svolta nella vicenda sulla sorte della sede di Lomazzo dove ieri i lavoratori di Henkel e delle aziende dell’indotto, 150 persone complessive, erano a presidio dello stabilimento, per il secondo sciopero in due giorni. Quello di ieri era partecipato dall’interno gruppo Henkel in Italia, sei stabilimenti oltre agli uffici, indetto da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec della Lombardia.

Le modalità

Dopo un anno di produzione intensa, la notizia di una precipitosa chiusura ha colto di sorpresa le persone che facevano affidamento per il loro lavoro e progetti di vita sulla sicurezza data dalle notevoli quantità, dalla storia e dall’alto livello tecnico delle produzioni dello stabilimento lomazzese.

«Ho iniziato a 21 anni e ora ne ho 52 - Franco Balletta è nel settore miscelazione e preparazione dei detersivi - per trent’anni ci siamo sentiti tutelati da una azienda che è come se avesse perso lucidità. Quando ho ricevuto la notizia mi sono sentito mancare le forze, mia moglie ha perso il lavoro due anni fa, prima avevamo acceso un mutuo per la nostra casa qui a Lomazzo, abbiamo un figlio di 8 anni. Ora, insieme ai colleghi, stiamo affrontando ogni passo con dignità».

Sconcerto anche per le modalità di comunicazione di Henhel «ci hanno sospeso dal lavoro mercoledì per timori circa la sicurezza, ma siamo persone consapevoli, che comprensibilmente reagiscono a una notizia data giovedì, leggendola da un comunicato, senza nessuna preparazione» è la sintesi di un gruppo dedito al confezionamento, Marco Capacetta, Carla Merlotti e Girardi Boris, tutti sui 50 anni e da 30 in Henkel.

Sono 81 i dipendenti di Henkel impegnati nello stabilimento comasco che si avvale di una serie di professionalità a supporto della produzione: sono 14 i dipendenti di Alpla per la produzione dei contenitori di plastica, 15 di Castelli Livio, autotrasporti e depositi, 21 di Polo dei Servizi, per il carico camion, 13 di Nit e Nord Impianti, manutenzione, 6 Cattaneo Impianti elettrici, 3 Sodexo, mensa, e 7 Dsi, portineria.

Nello logistica Luigi Siciliano, 42 anni, due bimbi, casa a Lomazzo acquistata con un mutuo «abitiamo qui vicino perché il lavoro c’è, così ci è stato detto. Abbiamo sempre lavorato con ritmi sostenuti, anche nelle difficoltà della prima pandemia, perché l’azienda doveva affrontare una super produzione». Rhouma Lazhar, 39 anni di Luisago, è in Henkel dal 2009 «lo scorso anno non siamo stati a casa neanche un giorno e a ottobre si è lavorato anche sabato e domenica».

Anche Giovanna Pucino è dipendente delle imprese che supportano Henkel, lavora in portineria da 8 anni. Ieri il suo turno iniziava alle 13.00, all’interno della fabbrica, vuota. «Sono di Lomazzo, ho quasi trent’anni e un bimbo di 4 anni».

Le aspettative

Carmen Castiglioni conosce tutti per nome «pensavo che avrei lavorato qui fino alla pensione quando nel 2018 ho lasciato il mio lavoro in un ristorante per l’impiego part time nella mensa di Henkel. Con due figli di 13 e 17 anni gli orari mi permettono di conciliare lavoro e famiglia. Avevamo anche acceso un mutuo per la casa l’anno prima che mio marito mancasse». Un gruppo di colleghi del milanese e degli altri siti Henkel erano in via Como per solidarietà, insieme ad alcune delle persone già in pensione, presenti per un senso di appartenenza all’azienda e al gruppo di lavoro.

Caposezione e responsabile a turno del reparto confezionamento Eugenio Bosa, perito chimico, ricopre la posizione dal settembre 1992, rilegge la storia recente dell’azienda e come si sia arrivati a una chiusura repentina ma non inimmaginabile. «Un scelta di strategia aziendale. La nostra produzione è sempre stata di ottimo livello per volumi e per qualità».


© RIPRODUZIONE RISERVATA