Il sistema che adatta l’auto allo stile di chi guida

Innovazione La startup Social Self Driving, base a ComoNext, applica l’intelligenza artificiale nell’automotive. Un pacchetto di dati per personalizzare la configurazione del veicolo: dai test agli sviluppi commerciali

Il sistema che adatta l’auto allo stile di chi guida
Da sinistra Guido Ciapponi, Francesco Zanazzi e Luigi Mazzola davanti al simulatore per testare il progetto

Quante volte, guidando su una strada ghiacciata, ci siamo detti che saremmo stati felici di saper condurre l’auto come quel certo campione di rally? O quante volte ci siamo resi conto di quanto sia difficile insegnare a nostro figlio a guidare come piace a noi? In futuro lo si potrà fare. E non solo questo. È quello su cui sta lavorando la startup Social Self Driving, fondata nel luglio 2021, ospitata nell’incubatore ComoNext a Lomazzo, di cui sono soci Luigi Mazzola, già ingegnere di pista della Ferrari ai tempi di Schumacher, con 14 Mondiali vinti; Guido Ciapponi, responsabile del digital marketing; Francesco Zavazzi, imprenditore dell’e-commerce.

L’obiettivo

In soldoni, l’obiettivo è di usare l’intelligenza artificiale per far apprendere alle auto a guida autonoma (oggi sperimentali) o semiautonoma (già in commercio) lo stile di guida del conducente, il quale potrà a sua volta “esportare” il proprio stile su qualsiasi auto salga grazie all’app Social Self Driving. Insomma, non sono io che devo imparare a guidare una certa auto ma è l’auto che impara il mio stile di guida e vi si adegua. L’aspetto social è che si potrà condividere il proprio stile di guida su un marketplace e quindi lì acquistare (e trasferirlo sulla propria auto) lo stile di guida condiviso di un pilota, di un istruttore di guida, di un esperto, di un vip che ammiriamo.

«Nel 2019 - racconta Ciapponi - abbiamo brevettato una metodologia per condividere gli stili di guida. Un mese fa, grazie al nostro partner tecnologico Reinova (che ha sede nella Motor Valley emiliana), abbiamo fatto una dimostrazione con un simulatore di guida che ha completato la fase di acquisizione degli stili di guida. Ora parte la seconda fase, che durerà otto mesi circa».

In questi mesi lo sforzo di Social Self Driving si concentrerà dapprima sul software che rieseguirà sul simulatore uno stile di guida personalizzato e acquisito, poi si passerà a un’autovettura reale su cui saranno montati dei sensori per registrare gli stili di guida. «L’obiettivo è arrivare nel 2023 con un’autovettura prototipo che consenta di guidare, registrare lo stile di guida e fare in modo che l’auto stessa replichi quello stile di guida. Detto così sembra semplice, ma occorrono tempo e grandi investimenti».

In pratica, quali sono i potenziali clienti? «Ne ipotizziamo di due tipi. Sul lato business, non tanto le case automobilistiche direttamente quanto i grandi marchi fornitori di sistemi tecnologici per auto. Come forniscono oggi alle case, ad esempio, l’Abs, potranno fornire i nostri sistemi. Nostro cliente potrà essere anche l’utente finale: ognuno avrà la sua app col proprio stile di guida e potrà condividerlo sui social. Dal social potrò acquisire lo stile di guida di un altro (ad esempio del grande pilota di rally o del papà che vuole insegnarmi a guidare). Dal social potrò scaricare il mio stesso stile di guida nel momento in cui prendo a noleggio un’auto: l’auto si adeguerà al mio stile. Pensiamo a quanti viaggiano di continuo per lavoro e guidano auto diverse ogni volta. E ancora: chi organizza corsi di guida sicura potrà, oltre che fare lezioni in pista, fornire agli allievi stili di guida sicura cui le vetture si adegueranno. Chiarisco che, se scaricherò lo stile di guida di Leclerc, il sistema intelligente dell’auto me lo farà usare compatibilmente con le condizioni delle strade e del traffico, rilevate dai suoi sensori. Insomma, niente Gran premi in autostrada».

Car sharing

Terreno fertile potrà essere il car sharing: «Se prendo a noleggio un’auto potrò caricarvi il mio stile di guida personalizzato». «Lo sviluppo del sistema richiede grossi investimenti - conclude Ciapponi - Come startup siamo partiti con piccole risorse. Reinova ci ha dato un grosso supporto economico nella prima fase. Ora stiamo contattando grandi investitori. L’interesse c’è, nei prossimi mesi contiamo di fare significativi passi in avanti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

{# #}