La Fase Due a Como  Ristoratori pronti  «Norme applicabili»
In sala con la mascherina di protezione. Tornano in attività i bar e i ristoranti

La Fase Due a Como

Ristoratori pronti

«Norme applicabili»

Da lunedì 18 maggio riapertura con rigide misure di sicurezza nei locali

Ciceri (Fipe Confcommercio): «Decisivo il nostro intervento». Elli: «Surreale la strada dell’Inail»

In attesa che arrivi l’ordinanza regionale, i ristoratori comaschi sono pronti a riavviare l’attività da domani dopo l’accordo raggiunto nella serata di venerdì da Governo e Regioni. L’intesa prevede l’adozione di un protocollo che supera le linee guida diffuse nei giorni scorsi dall’Inail e che la categoria aveva giudicato inapplicabili.

Le regole

Il nuovo documento prevede che venga sempre assicurata la distanza interpersonale di almeno un metro, anche nei posti a sedere, con l’eccezione dei conviventi. Se non è possibile assicurare questo spazio, gli esercenti dovranno montare barriere protettive. Dovranno essere messe a disposizione dei clienti prodotti igienizzanti per le mani, soprattutto all’entrata e i ristoratori avranno la facoltà di misurare la temperatura dei clienti oltre all’obbligo di eseguire il test per i dipendenti. Viene inoltre raccomandato di privilegiare gli spazi esterni ed è escluso il ricircolo dell’aria per gli impianti di condizionamento. Il personale dovrà sempre usare la mascherina così come i clienti quando non sono seduti al tavolo. Sono vietati i buffet ed è necessario installare una barriera alla cassa. Per i menù, infine, meglio la consultazione online oppure un foglio monouso o plastificato e quindi disinfettabile.

«Le misure sono rigorose – commenta Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio Como e della Fipe provinciale – ma sono applicabili e questo è certamente un successo importante ottenuto dalla nostra associazione; adesso possiamo pensare di riaprire, pur nell’incertezza che caratterizza questo periodo. Se fossero passate le linee guida dell’Inail – prosegue – ci sarebbe stato un tracollo totale della nostra attività mentre, con il protocollo condiviso da Regioni e Governo ed emendato grazie all’intervento della Fipe, c’è almeno la possibilità di rimettersi in piedi».

Certo, non sarà facile ed alcuni esercizi, specialmente i più piccoli, rischiano comunque di non poter riaprire: «Non li lasceremo soli – conclude il presidente – e cercheremo di lavorare per trovare soluzioni».

Anche Mauro Elli, chef e patron del ristorante “Il Cantuccio” di Albavilla, evidenzia il ruolo giocato dalla Fipe per ottenere questo risultato: «Abbiamo svolto una pressione importante per superare la regola della presenza di una persona ogni quattro metri quadrati: questo avrebbe reso impossibile la ripresa dell’attività e infatti il 90% dei colleghi non avrebbe riaperto; ora ci siamo, abbiamo voglia di riprendere e ci auguriamo che i clienti possano riprendere fiducia».

Elli sottolinea tuttavia la totale assenza della Regione in questa partita così importante: «Nessuno ha fatto un comunicato, nessuno ci ha detto nulla, ci siamo sentiti davvero soli ed è grave visto che stiamo parlando di una categoria che ha subito fin dall’inizio dell’emergenza una gravissima crisi».

La ripresa

Certo, gli operatori sanno che la ripresa sarà in salita: «Il turismo è azzerato – continua Mauro Elli – e quindi sappiamo che una buona parte del fatturato soprattutto estivo è comunque compromessa: mi auguro che possa riprendere la presenza della clientela italiana». Ora andrà valutata l’effettiva applicazione delle nuove regole, mentre permangono comunque alcune criticità. Lo chef ne cita due: «I misuratori della temperatura sono introvabili e quindi sarà difficile che tutti possano disporne in tempi brevi; inoltre, resta da chiarire definitivamente il tema della responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio del dipendente da Covid-19: la prima interpretazione data dall’Inail era surreale».


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