Padiglioni di Expo

Impresa di Como

li mette in vendita

La “Bruni Costruzioni” di Grandate ha provveduto a smontare Vietnam e Bielorussia. «Due anni di lavoro in Expo, una grande opportunità»

Padiglioni di Expo Impresa di Como li mette in vendita
I mezzi dell’impresa comasca al lavoro per lo smontaggio dei padiglioni

Nei giorni scorsi un’indagine curata dalla Sda Bocconi ha stabilito che Expo è stato un «acceleratore» di 15 anni per il business di Milano e del Paese creando un indotto di circa 31 miliardi di euro. Un indotto che si tocca con mano in decine di micro storie e molte di queste hanno a che fare con il nostro territorio. Tra queste c’è quella di “Bruni Costruzioni”, una piccola società comasca - sede a Grandate, quindici dipendenti - che nel sito di Expo ha lavorato più di due anni di filato. E grazie a Expo ha stabilito relazioni preziose anche per il futuro.

La Bruni è stata protagonista nella realizzazione, in particolare, di cinque padiglioni. Cina, Vietnam, Repubblica Ceca, Bielorussia e Birra Moretti. Realizzazione, in una vera e propria corsa contro il tempo, e poi smontaggio e recupero oppure demolizione. Il padiglione cinese, di cui c’è ancora traccia in migliaia di nostri smartphone, è stato demolito così come ha previsto il contratto con la Repubblica popolare. Quello ceco, rimasto nel cuore di tanti visitatori per il fresco della piscina sul tetto, è stato smontato e già rimontato nella cittadina Vizovice dove è diventato il polo multifunzionale che ospita gli uffici e i diversi dipartimenti dell’azienda costruttrice, la Koma. Ma Bielorussia e Vietnam hanno preso la strada di Como perché la Bruni dopo averli smontati con precisione certosina (persino sanitari e decorazioni sono stati recuperati) li ha riposti nei propri magazzini e li ha messi in vendita. «Non abbiamo buttato via nulla - spiega il titolare, Roberto Bruni - siamo riusciti a recuperare anche il laghetto e le canne di bambù».

Per il padiglione vietnamita sono avviate le trattative con un imprenditore lariano: entro fine anno verrà montato nel Comasco e diventerà sede di un ristorante, orientale ovviamente. Più complicato il futuro del padiglione bielorusso che i visitatori di Expo ricordano bene perché si presentava come una tondeggiante collina erbosa, divisa in due parti perfettamente simmetriche da una grande ruota di un mulino alto ben 30 metri. «Sarebbe la sede ideale per un centro espositivo magari all’interno di un parco» dice ancora Bruni.

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