Piani di Bobbio, prima neve  Ultimatum sulle cabinovie

Piani di Bobbio, prima neve

Ultimatum sulle cabinovie

Ieri mattina incontro di impiantisti, rifugisti e maestri di sci

Se il numero dei trasportati passa da 12 a 4 «si chiude»

Avanti ad oltranza, Covid o no i rifugi e gli operatori dei Piani di Bobbio continuano a lavorare a meno che, il prossimo decreto, non li faccia chiudere nella malaugurata ipotesi di un nuovo lockdown. Ieri mattina rifugisti, titolari di scuole sci e negozianti della stazione sciistica più rinomata della Valsassina si sono trovati in assemblea per capire cosa fare. Il parere è stato pressoché unanime, così potrebbe essere riassunto: «Andiamo avanti e speriamo in tempi migliori».

Può essere stata beneaugurante la spolverata di neve caduta l’altra notte sui nostri monti, con anche i Piani di Bobbio tingersi di bianco. Adesso tutti sperano che possa essere stato un segnale di buon auspicio quando, ancora, non si sa nemmeno se gli impianti saranno attivati. Il timore è infatti quello che gli impianti a monte, funivia da Barzio inclusa non apriranno, come da tradizione, al ponte di Sant’Ambrogio. L’amministratore delegato della società degli impianti, Massimo Fossati delle Imprese turistiche barziesi, d’altra parte ha parlato chiaro: «Se gli enti ci consentiranno di riaprire la stazione ancora con il vincolo per cui non potranno salire più di quattro persone in ogni cabina - ha detto -, quando la capienza è di dodici passeggeri, lasciamo tutto chiuso perché, in alta stagione, con questa disposizione lavoreremmo in perdita». Una prospettiva che terrorizza chi a Bobbio lavora e che in inverno va a mille. Per non parlare dell’indotto a valle che, già provato dalla chiusura dei ristoranti alle 18, perderebbe tutta la clientela degli sciatori.

Insomma un inghippo che, al momento, non ha via di uscita. Gli operatori riuniti in assemblea ieri ne hanno preso atto e basta. Chi lo sa cosa succederà? Il decreto Conte scadrà il 24 novembre e, fino ad allora, inutile fare supposizioni. Si aspetta e spera. «Per quel che ci riguarda - dice Jacopo Peccati del rifugio “Ratti Cassin” -, non abbiamo nulla da dire. Parleremmo sul nulla, considerato che al momento le cose stanno in questo modo. I rifugi sono aperti - precisa -, escursionisti, gitanti che salgono da noi trovano sempre accoglienza nel massimo della sicurezza. Anche noi tutti - continua - ci stiamo attendendo alle regole imposteci dagli enti e con sacrifici non da poco. Dovessero queste norme divenire più restrittive, ci adegueremo. Anche se naturalmente, speriamo che quest’inverno gli impianti funzionino. Noi ci siamo sempre».

C’è preoccupazione, quel che non è venuta a mancare ai Piani di Bobbio è la voglia di lavorare. A questo punto sarà il fato a decidere cosa ne sarà del giro d’affari del “circo bianco” valsassinese il prossimo inverno.


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