Proposte minaccia l’addio

«Fuori Salone, ora basta»

Gli imprenditori contro le presentazioni extra fiera nei negozi. Tessuto: «Cernobbio non ama Villa Erba». Cavelli: «Fenomeno da arginare»

Proposte minaccia l’addio «Fuori Salone, ora basta»
Proposte in corso a Cernobbio

Como rischia di perdere l’ultima, importante fiera tessile rimasta sul territorio. Fra gli stand di Proposte, l’anteprima mondiale dedicata ai tessuti per arredamento e tendaggi apertasi ieri a Villa Erba, si è riaccesa con toni più minacciosi la polemica contro la crescita incontrollata del Fuori Salone. Nelle ultime stagioni si sono moltiplicate le presenze di produttori europei ed extraeuropei che presentano le loro collezioni con largo anticipo rispetto all’apertura della rassegna. A questo punto facile capire come i principali espositori abbiamo deciso di porre un vero aut aut alle istituzioni, più volte chiamate in causa senza risultato.

Ad accendere la miccia è stato Alessandro Tessuto: «Cernobbio non ama Villa Erba e Proposte» esordisce l’industriale comasco. «È sotto gli occhi di tutti l’occupazione selvaggia di ogni spazio disponibile. Gli esercizi commerciali sono stati trasformati in show room. Ci sono aziende che espongono totem con il logo “contraffatto” del salone. C’era già pieno fermento nel week-end. I clienti esteri, arrivati quasi tutti in anticipo per fare un giro nel Fuori Salone, mi hanno chiesto di vedere il campionario in azienda. Ieri, primo giorno di Proposte, molti erano partiti. Perché esporre a Villa Erba allora? Se la situazione non cambia, il prossimo anno la Clerici Tessuto darà forfait».

Dritto il j’accuse al Comune di Cernobbio e ai soci del polo espositivo. «Non capisco la loro miopia- rincara la dose l’imprenditore comasco- Chi sta fuori deve allinearsi con la mostra ufficiale, rispettare le stesse date e gli stessi orari».

Poi Tessuto mette in guardia «Il tempo stringe, sta maturando l’idea di fuggire da Como, ma qualcuno si rende conto del grave danno economico e d’immagine ?». Sull’argomento ha idee chiare anche Sergio Tamborini, ad del gruppo Ratti-Marzotto «Il problema esiste e merita un’approfondita riflessione: bisogna capire se ad alimentare il Fuori Salone sono stati problemi logistici, di costo, esigenze diverse di presentazione. Tutto questo fiorire di iniziative parallele conferma la leadership che l’appuntamento si è conquistato nel calendario internazionale, un patrimonio da salvaguardare aprendo una seria discussione non solo sul format, ma anche sulle date. La clientela straniera preme per agganciare Proposte al Salone del Mobile».

Ferdinando Lescio, responsabile della Ratti D aggiunge: «Il Fuori Salone ormai copre tutte le tipologie di prodotto, se non si pongono regole è possibile che i clienti esauriscano il loro budget prima che inizi la fiera ufficiale». Agguerritissimo Enzo degli Angiuoni: «Proposte è nata come mostra dell’eccellenza manifatturiera nel tessile arredo, come fa a mantenere questa esclusività se attorno c’è la fiera degli Obej Obej? E’ mai possibile che i negozi chiudano per trasformarsi in stand di tessuti? E’ ora di intervenire, fra molti espositori sto maturando l’idea di traslocare altrove. A Milano o a Firenze che si è dichiarata disponibile ad ospitare l’evento».

Non mette acqua sul fuoco nemmeno il presidente della fiera Mauro Cavelli. «Abbiamo più volte chiesto al Comune di Cernobbio e ai vertici di Villa Erba di aiutarci ad arginare il fenomeno del “Fuori Salone”. Si è ampliata fuori da ogni controllo la mappa delle aziende esterne al polo ufficiale che oggi occupano ogni buco disponibile, locali inadatti e molto spesso indecorosi, non coerenti con il progetto di eccellenza di “Proposte”. Se ci vuole, il territorio deve tutelarci, altrimenti valuteremo sedi alternative».

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