Reco, elettronica da 40 anni
«Il caso degli schermi lcd,
la domanda è alle stelle»

Una piccola azienda di Montano Lucino specializzata nella distribuzione di elettronica di consumo

Reco, elettronica da 40 anni «Il caso degli schermi lcd, la domanda è alle stelle»
Nell’azienda di Montano Lucino lavorano 11 dipendenti

Dai lettori portatili di cd alle smart tv di ultima generazione: la Reco spa da quarant’anni è attiva in un settore in continuo sviluppo, un mercato che in questo momento si presenta distorto dall’emergenza sanitaria mondiale. I cambiamenti in ambito tecnologico sono sotto gli occhi di tutti, forse si vedono meno, ma sono di pari portata, anche quelli che riguardano la logistica e la produzione in un comparto sempre più interconnesso a livello globale.

Fatturato di 40 milioni

L’azienda con sede a Montano Lucino in via dell’Industria, conta 11 dipendenti e un fatturato che nel 2020 è stato di 40milioni di euro. Opera nel settore dell’elettronica di consumo come distributore per le più importanti aziende della grande distribuzione organizzata e specializzata.

Nata nel 1981 come concessionaria di marchi primari per le province di Como, Sondrio e Varese, nel 1992 la Reco è entrata a far parte della United Consumer Electronics, un consorzio di soci indipendenti, diventando distributore esclusivo del marchio United in Italia, ha inoltre la licenza di Saba, senza contare i numerosi prodotti a marchio delle maggiori catene di distribuzione. Qualche anno fa ha fondato la Changhong Reco spa con la Changhong, un colosso cinese dal fatturato di 15miliardi di euro e circa 15milioni di televisori venduti annualmente.

L’emergenza sanitaria ha stravolto il mercato. La domanda di prodotti tecnologici è aumentata a livello mondiale ma la produzione non riesce a soddisfare la richiesta: «Il problema principale sono i pannelli lcd che vengono realizzati da poche aziende dotate di strumentazioni molto costose – spiega il presidente Fiorenzo Bianchi -. L’aumento esponenziale della richiesta di monitor per pc, soprattutto a seguito dello smartworking, ha mandato in crisi la catena produttiva».

I pezzi vengono venduti a chi li paga di più attraverso delle vere e proprie aste. Oltre ai contratti disattesi e alla corsa all’accaparramento dei pannelli si aggiunge il problema dei trasporti: «Per l’importazione dei prodotti utilizziamo container da 12 metri, il costo prima della pandemia era di 1.800 dollari più i dazi oggi il prezzo è lievitato a 11mila dollari. Il traffico è concentrato dalla Cina verso l’Europa e non il contrario: dobbiamo pagare anche il ritorno a vuoto delle navi. Siamo nel bel mezzo di una guerra commerciale».

Richiesta in crescita

Negli anni ‘80 la maggior quota di mercato del settore tecnologico era rappresentata dai prodotti audio: oggi il 70% riguarda la fascia di televisori che arrivano fino a 400euro. Il comparto della distribuzione muove grandi volumi con bassi margini, il costo dei prodotti è in continua decrescita: «Il 32 pollici è il televisore più venduto in Italia, attualmente un prodotto di qualità ha un prezzo al pubblico di un centinaio di euro, cinque anni fa costava quasi il triplo».

La richiesta di monitor per tv e pc è in continua crescita, per lo switch-off di quest’anno è stata calcolata una vendita del 30-40% in più di televisori: «Nella tavola rotonda organizzata dal Mise con i principali attori del settore, sono state fatte delle valutazioni di mercato: in Italia negli ultimi 3-4 anni sono stati venduti circa 4 milioni di televisori l’anno, con lo switch si stima una vendita di 9milioni di pezzi». Il problema rimane la ricerca degli introvabili pannelli lcd.

© RIPRODUZIONE RISERVATA