Salone del Mobile
Inserto in regalo

Il 6 giugno, alla vigilia dell’evento a Rho-Pero, 56 pagine di approfondimenti: “sostenibilità” il tema chiave, qui approfondito da Marina Nelli di Ied Como

Salone del Mobile Inserto in regalo
Particolare di uno dei manifesti promozionali del Salone del Mobile.Milano 2022
(Foto di Disegno di Emiliano Ponzi)

Il 6 giugno sarà in edicola con La Provincia un inserto di 56 pagine, gratuito, dedicato al Salone del Mobile.Milano, che - dal 7 al 12 giugno - torna in presenza nell’edizione “classica” dopo due anni: nel 2021 era stato proposto il Supersalone, una mostra del design curata, con grande successo, dall’architetto Stefano Boeri. C’è grande fermento per questa “ripartenza”, che coincide con uno scenario di crisi geopolitica (l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia) ed economica (impennata dei prezzi di energia e materie prime) inimmaginabile a inizio anno. Ma la resilienza del Distretto legno-arredo canturino e brianzolo è la miglior risposta alle difficoltà del momento, come si evince dalle testimonianze raccolte dall’inserto de La Provincia che comprende, oltre ad approfondimenti sul Salone e interviste ai designer del momento, anche un ampio “focus” sulle imprese leader del territorio dell’intera filiera. Per questa edizione, il Salone del Mobile.Milano s’è dato un tema: la “sostenibilità”. Affrontata da molteplici punti di vista, nell’inserto, a partire dall’esperienza dei designer ( Federica Biasi , Carlo Colombo , Cristina Celestino , Sebastian Herkner , Tobia Scarpa , Ilaria Marelli ), del progettista di città Joseph Di Pasquale e dell’imprenditrice canadese Ewelina Pankowska di “Reforest Design”, la sostenibilità si presenta come una complessa partitura di idee. Di questa suggestione eminentemente culturale si fa portavoce la professoressa e saggista comasca Marina Nelli. Proponiamo qui il suo testo, una sorta di dizionario da tenere presente prima di immergersi nelle novità del Salone.

S.O.S.T.E.N.I.B.I.L.I.T.A’ -

di Marina Nelli, responsabile scientifica di Ied Como

S è la “seta” quella nostra, lavata, custodita nei corsetti matriarcali, odorosa ancora di prato e di ranno, dove l’avorio è genetico ed epocale, con sfumature nacre’ e mordenzature al tannino;ma è anche la “sostenibilità rivoluzionaria”: oltre alla sostenibilità formativa, culturale, ambientale, sociale ed etica, è anche quella spinta a comunicare e scoprirsi. Esattamente come nel 68, nacquero le “botteghe delle parole,” anche oggi,delle parole e dei fatti, dovremmo recuperarne il senso interiore per farlo nostro e condividerlo nelle micro e macrocomunità. E’ quella “semplicità complessa”, che si raggiunge solo dopo lungo lavoro di ascolto, per una rivoluzione “gentile”.

O è l’ospitalità, diversa da “hospitality”, dove la sostenibilità è l’accettazione,nel profondo, delle diversità altrui. E’ la generosità di intendere e abbracciare tutti gli eco sistemi, in un viola superiore.

T è la trasparenza dello spirito e del corpo,tecnica nelle certificazioni ed emozionale nelle associazioni; bianca di un bianco cangiante, fatto di luci piene e ombre leggere, è una vela,un’ala,una piuma, una tenda gonfia d’aria a Parigi....

E è l’ecologia integrale, di Papa Francesco, dove la natura non è separata dall’uomo, ma lo include, e il suo sciame è brulicante di uomini , animali e piante, in un tempo, che pare sospeso, di turchesi e di menta. E’ “l’etica aumentata” per quel nuovo valore del sentire, al di là del mero estetismo e completamente parallelizzata alla sostenibilità: un equilibrio, che è meravigliosa opera di rammendo in una architettura composita nella difesa di un principio vitale e nel proseguio, alimentato dalla comunicazione. Quì è il vero “verde, dove Peter Pan si “sporca le mani” e scende dalla sua fantastica nave di sogni vaganti, per tornare sulla terra, non temendo più confronti.

N naturali le fibre dette “bio”,lino, cotone organico, quasi del “bambagino” intimo e geloso, ramie’, quelle vegetali “ antiche”,ortica, bamboo, agave, canapa, sgrezzate e assottigliate per ridurre il peso; naturali animali come la seta e,risalendo nella memoria, il bisso, naturale la lana,magari quella alpagota melange, rivedendo tabarri e mantelli. E, per derivazione, le stampe “eco” “ a ruggine dei corredi, la tintura biologica a freddo, i finissaggi all’aloe e al plasma, e naturalmente i colori: colori “innocenti”: dal bianco,i beige delle sabbie, i perla delle ostriche, i mauve rosati delle spezie, i verdi dei licheni e delle linfe.

I perfettamente imperfetti, memori dei dinosauri, ben adattati all’ambiente, solidamente costruiti e pur scomparsi, mentre piccoli, anonimi, insignificanti animaletti trovarono ingegnosamente la loro diversificazione, salvandosi. Solo la crepa saldata d’oro, sia nel corpo che nell’animo,ricostruisce fisionomie ed identità. E l’immaginazione, figlia del Sole e delle Stelle, riflesso della Luna, faro nello smarrimento delle nostre fragilità,è vittoriosa e splendente di un simil arancio determinato, che ha trovato la sua strada.

B è la bellezza che è armonia, dove l’interagire consapevole uomo/ambiente porta a ricomporre l’eterno dilemma bene/male: femminile di quella femminilità propria di uomini e donne, rivoluzionaria nella gentilezza del rispetto e dei diritti, dove il verde è così intensamente “rosa”.

L lusso ,di qualità e stile, ma “democratico” e leggero, dove la fantasia non si intorbida e i sogni restano lievi e lenti. I colori si concedono il piacere del benessere goduto a lungo e del rito assaporato a fondo: colori golosi,impastati di ironia e di sogno, cannella, curcuma, basilico, foglie di tè...

A è l’acqua dei ruscelli che scorre e si frange sui ciottoli, come quella più impetuosa del mare fino ai fondali cupi dell’oceano; vive di azzurri riflessi, si intorbida nei blu infradiciati ed è una polla di desideri e bisogni nelle creste più chiare, fino ad evaporarsi nelle scie . Ed è anche il flusso delle arti, cicliche nel tempo, ossessioni e labirinti di sogni ed icone: “arti felici e rapaci “che ci avvolgono e conducono nelle tortuosità dei loro rapporti e fascinosità dei loro miti. Sono mappe di ricerca interiore, oltre che culturali e artistiche. E quì la cultura non è un elemento accessorio e decorativo, ma un elemento di senso ed integrazione, cioè raggiunta completezza per “chiudere il cerchio”.I colori hanno lancè più vivi, per intuizioni improvvise, quella “serendipity” di scoperte avvenute per caso.

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