Sisme, nuovi tagli. Altri 50 dipendenti perdono il posto

Festività amare nell’azienda di Olgiate Comasco

Si spera di trovare lavoratori in uscita volontaria

«Ma oggi chi si trova senza lavoro resta a casa»

Sisme, nuovi tagli. Altri 50 dipendenti perdono il posto
L’insegna all’ingresso della sede della Sisme a Olgiate Comasco

Non possono essere giornate tranquille nemmeno queste feste natalizie, per i lavoratori della Sisme di Olgiate. Perché, sopra tutti, pendono circa 50 posti di lavoro da tagliare. Si cercano volontari per andarsene. E anche la speranza stessa dell’azienda è di trovare mani alzate disposte, per varie valutazioni, alla messa in mobilità. Per il momento, 28 dipendenti sono già diventati ex. Gli altri, coloro che già avevano combattuto e sperato, trattengono il respiro. Sperano non tocchi a loro. Anche adesso, che si passa da un anno all’altro. E i problemi sembrano ritornare.

Lucia Vincenti, insieme al marito Vito Ferrara, dopo oltre vent’anni ha rischiato di rimanere senza lavoro, lo scorso inverno. Per i due coniugi è stata espressa solidarietà. Alla fine, a rimetterli al loro posto in fabbrica, è stato il Tribunale. «Il giudice ha decretato il rientro dopo che abbiamo presentato causa nei mesi scorsi - ripercorre Lucia in queste giornate di Natale - quanto all’oggi, c’è chi ha preferito andarsene. Di mezzo ci sono circa un’ottantina di esuberi. Non sappiamo ancora come andranno le cose. Dobbiamo aspettare fino alla fine di febbraio».

Impossibile non pensarci. «Anche perché chi perde il lavoro non lo trova facilmente - prosegue la Vincenti - Lo abbiamo visto con le circa 120 persone che sono in mobilità. Quelli che sono usciti dalla Sisme, almeno la maggior parte, non hanno trovato lavoro. Al massimo, sono stati chiamati dal Comune per i lavori socialmente utili, dopo essersi iscritti alle liste all’ufficio del lavoro. Qualcuno ha trovato invece lavoro ma per pochi mesi, a tempo determinato. Chi come insegnante di sostegno nelle scuole, chi come operatore ecologico. Siamo tutti sulle spine, per questi due mesi che ci separano alla fine di febbraio. Anche perché se gli esuberi sono questi, immaginiamo che la ditta adotti in seguito i criteri di legge per il licenziamento».

Chi ha perso il lavoro, nella maggior parte dei casi, ha perso il lavoro. «Direi che, più meno, quelli lasciati a casa sono ancora quasi tutti a casa - riferisce un altro lavoratore, Angelo Cavallaro - qualcuno magari ha trovato, per qualche tempo, qualche lavoretto in Svizzera, attraverso le agenzie di lavoro temporaneo. Ma, appunto, è riuscito a lavorare soltanto per qualche mese. Per loro è una ricerca continua».

Inoltre, pende la forbice di un altro taglio pesante al personale. «Emerge che da qui alla prossima primavera, purtroppo, l’azienda si ridimensionerà ancora. La speranza, nonostante le difficoltà, comunque le abbiamo. Sembra che ci possano essere comunque prospettive future di qualche anno. Ma certezze, in questo periodo, no». Una situazione comune. «Del resto, in genere, chi non ha chiuso, si barcamena». E, sempre in genere, è difficile anche sperare.

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