Martedì 28 Gennaio 2014

Stop ai frontalieri
Gli svizzeri decidono

1 Manifesti della campagna elettorale in una via di Chiasso2 Il sindaco di Lugano Marco Borradori3 Il presidente della Camera di Commercio, Paolo De Santis4In coda verso il confine

Il 9 febbraio gli svizzeri voteranno per il referendum «Contro l’immigrazione di massa» e i frontalieri, dopo la bocciatura parlamentare, allo scopo di indurre il Governo centrale a rinegoziare gli accordi bilaterali di libera circolazione.

A livello ticinese, le forze a favore del “sì” (UdC, Lega e Verdi, che in totale hanno raccolto il 36% dei consensi alle elezioni cantonali del 2011) puntano a contingentare il numero di frontalieri (ora sono 60.000) accusati di portar via lavoro agli svizzeri e di sbilanciare il panorama salariale.

«Credo – dice l’ad di ComoNext Filippo Arcioni – si debbano trovare nuove aperture e che lo si debba fare coinvolgendo con forza i giovani. Serve un cambio di mentalità per vedere la frontiera come un’opportunità e non come una cesura, soprattutto considerano le nostre comuni radici col Ticino».

«Trovo sconfortante – dice il presidente della Camera di Commercio di Como Paolo De Santis – un referendum che richiama vecchie polemiche su immigrati e frontalieri. E lo è soprattutto mentre come provincia dell’area di frontiera stiamo cercando, attraverso il dialogo, di trovare nuove strade comuni a vantaggio dell’economia e del lavoro di entrambi i territori contro vecchi e nuovi arroccamenti che non servono a nessuno».

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Diverso il punto di vista dei rappresentanti politici locali chiamati a rispondere alla pancia del Paese. «Il referendum segna un inizio di ritorno di sovranità popolare – secondo Filippo Lombardi, del Partito Popolare Democratico – E’ innegabile l’eccesso di immigrazione che soffoca diversi nostri territori di frontiera dove ritengo che il referendum sarà particolarmente votato, anche se credo che a livello svizzero sarà respinto. 60.000 frontalieri hanno davvero un impatto fortissimo in Ticino».

«Al referendum voterò sì – dice il sindaco di Lugano Marco Borradori (Lega dei Ticinesi) -. Penso sia comprensibile la necessità di porre un freno, una limitazione agli ingressi in Ticino dove, per la crisi, la situazione economica non è più quella di un tempo. Non credo che i ticinesi siano razzisti, credo che invece per il contesto generale provino amarezza e smarrimento».

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