Giovedì 18 Luglio 2013

La svolta epocale

di Papa Francesco

lA SVOLTA EPOCALE DEL pAPA

Pochi mesi dopo il suo insediamento, risulta plausibile ipotizzare che con Papa Francesco la Storia si appresta a compiere una nuova svolta epocale che, come già successo con Karol Woityla, vede protagonista la Chiesa Cattolica.

La “globalizzazione dell’indifferenza” di cui ha recentemente parlato Bergoglio, rappresenta il primo, poderoso fendente contro il sistema economico dominante di cui il Pontefice non esita a denunciarne le profonde ingiustizie davanti alle quali, di contro, la politica seguita a denotare una

sconsolante pochezza. Sarà bene che l’eco delle parole del Papa risuonino per lungo tempo nelle menti e nelle coscienze di chiunque veda in questo sistema un feticcio che non può essere posto in discussione. Se una delle imprese di Giovanni Paolo II è stata di aver contribuito alla erosione delle basi sociali della sistema comunista, non è peregrino credere che Papa Francesco finirà per ricoprire un ruolo determinante nella critica verso questa versione disumana e disumanizzante di capitalismo che ha la capacità di rendere opache e sempre meno identificabili le entità chiamate a rispondere di questo folle processo di marginalizzazione dell’uomo. Come Woytila, Bergoglio è destinato a lasciare tracce profonde nella coscienza collettiva dei popoli e dei governanti a cui è rivolto il suo messaggio dirompente. Come tutti i rivoluzionari della storia, Papa Francesco incontrerà nel suo cammino ostacoli di ogni tipo da parte di chi tenderà, surrettiziamente, a conferire alle sue parole una improbabile connotazione ideologica.

La verità è che il magistero del Papa è destinato ad infastidire coloro che, a bassa voce, ne deplorano la “mania pauperista”, rappresentata da quella sorta di “fisima” della solidarietà, brandita e scagliata dal Papa contro la cattiva coscienza dell’Occidente.

A differenza della politica, incapace di dare una risposta all’abisso etico di un sistema economico che continua ad alimentare disuguaglianze e disperazione, Bergoglio non esita a proclamare tutta la sua rabbia dolente contro le storture e i guasti di quel sistema a cui, ormai è chiaro, la Chiesa cattolica di Papa Francesco non farà mai da stampella. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione che decreta la fine di quella Bella Epoque che ci ha regalato l’illusione di un eldorado consumista in cui tutti eravamo “condannati” ad essere felici. Papa Francesco guarda al mondo facendosi portavoce di quella Chiesa universale che non può accettare il piccolo cabotaggio: in quest’ottica, egli colloca la Chiesa di Roma in una dimensione planetaria che finisce fatalmente per restituire alle “cose” italiane la loro totale irrilevanza. La bonifica dello Ior e i grandi cambiamenti in corso nelle alte gerarchie ecclesiastiche, si inscrivono nella logica di una vera e propria palingenesi che ha come obiettivo quello di sottrarre la Chiesa cattolica ad ogni subalternità culturale nei confronti dell’economia di cui il Pontefice non esita a contestarne risolutamente il primato. Impari la politica a fare proprie le parole di Bergoglio, solo in questo modo tornerà a farsi ascoltare dalla gente.

Antonio Dostuni

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