Alserio, no alla violenza alle donne  Operaio-artista si immerge nel lago
Fabiano Rosa nel lago di Alserio con il mantello rosso sangue e il cartello che indica il numero dei femminicidi nel 2020 (Foto by Stefano Bartesaghi)

Alserio, no alla violenza alle donne

Operaio-artista si immerge nel lago

La denuncia di Fabiano Rosa in occasione della Giornata internazionale

Nella acque fredde del lago di Alserio con un lenzuolo rosso sangue e il cartello che ricorda le 60 vittime di femminicidio in Italia da inizio 2020. Fabiano Rosa, operaio del Comune e artista e curatore delle manifestazioni di Villa Cramer, per il terzo anno consecutivo ha voluto lanciare un messaggio per provocare e sensibilizzare sul tema. Mercoledì 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donna: Rosa ha voluto quindi accendere ancora una volta i riflettori su questo tema. Nel 2018 e nel 2019, quando non c’era l’attuale emergenza sanitaria con le sue limitazioni, aveva realizzato delle vere e proprie installazioni artistiche ai Giardini a lago, che rimanevano visibili e visitabili per i turisti che a decine si recano in riva al lago. Il primo anno si trattava di manichini, con coltelli nella schiena, posti su una barca. Lo scorso anno di un’enorme sedia di legno, quasi un trono, da cui un manichino maschile come un burattinaio manovrava quelli femminili. Questa volta Rosa ha trasformato se stesso in una installazione, immergendosi nel lago e scattando una fotografia emblematica per ricordare questa strage silenziosa. Un’iniziativa non semplice, visto anche i primi freddi di questi giorni: «Sono entrato a pochi metri dalla riva del Giardini a lago: sotto il lenzuolo indossavo un’apposita tuta impermeabile – racconta – Il freddo dell’acqua si è comunque sentito, ma era importante anche quest’anno dare un messaggio importante contro la violenza sulle donne. Mi sono ricoperto simbolicamente di sangue, il colore rosso, e mi sono immerso nelle acque fino al petto, proprio come tutti noi siamo immersi in questa problematica che sembra lontana, ma che è più vicina di quanto pensiamo. I dati del Viminale parlano chiaro: la convivenza forzata ha accentuato situazioni già drammatiche: 60 vittime sono una vera follia».

(Simone Rotunno)


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