Erba, municipio a prova di hacker
Super server contro i cyber attacchi

La giunta corre ai ripari dopo i casi all’ospedale “Fatebenefratelli” e alla Regione Lazio

Erba, municipio a prova di hacker Super server contro i cyber attacchi
Nel dicembre 2019 l’attacco degli hacker che ha paralizzato il software di gestione dell’ospedale di Erba
(Foto di bartesaghi)

Il Comune di Erba alza le barriere contro gli hacker. Nella variazione di bilancio approvata lunedì dal consiglio comunale ci sono 35mila euro «per interventi sui sistemi informativi per aumentare i livelli di sicurezza e acquisto licenze». Il recente attacco ai sistemi informatici della Regione Lazio ha fatto scuola, ma non dimentichiamo che nel 2019 anche l’ospedale Fatebenefratelli di Erba è stato vittima degli hacker.

La dirigente Letizia Rossini ha spiegato che l’obiettivo è dotarsi di un server più potente, in grado di tutelare meglio e più a lungo i dati a fronte di un possibile cyber-attacco. Parte della somma verrà spesa poi per rinnovare i software anti-virus. Il Comune, ha chiarito la dirigente, è assicurato contro i pirati informatici ma utilizza un server ormai obsoleto: in caso di attacco, l’assicurazione potrebbe imputare all’amministrazione di non aver protetto a sufficienza i dati.

Qui si parla di virus, dati criptati e ricatti informatici, ma il concetto non è molto diverso da quanto accade in ambito automobilistico: se ti rubano l’automobile parcheggiata con le portiere aperte in una strada buia, l’equivalente di un server obsoleto, l’assicurazione potrebbe avere qualcosa da ridire; diverso è il caso di un’automobile rubata con l’antifurto correttamente inserito.

Il tema della cyber-sicurezza è tornato alla ribalta all’inizio di agosto, quando alcuni hacker hanno “bucato” la rete informatica della Regione Lazio: sono riusciti perfino a bloccare il sistema di gestione della campagna vaccinale, che ha subito un rallentamento.

Cambiano gli obiettivi, ma la storia è sempre la stessa: di fatto i pirati criptano dati sensibili, è come se li prendessero in ostaggio, e chiedono poi riscatti milionari da pagare in criptovalute per “liberarli”. Senza andare fino a Roma, qualcosa di simile è accaduto nel dicembre 2019 all’ospedale Fatebenefratelli di Erba. Attraverso un virus chiamato Rykus, alcuni hacker russi - già autori di colpi simili in tutto il mondo - sono riusciti a criptare decine di migliaia di referti e immagini diagnostiche dei pazienti che si sono rivolti alla struttura: i tecnici informatici sono riusciti subito a recuperare i referti, ma per il recupero delle immagini è servito molto tempo.

L’attacco mandò in tilt tutto il sistema di gestione informatica del Fatebenefratelli, ci furono inevitabili rallentamenti nelle prestazioni e per qualche giorno i medici abbandonarono i computer per tornare a carta e penna. A fronte di tali disagi, si comprende bene perché gli enti pubblici spendano migliaia di euro per incrementare la sicurezza informatica.

(Luca Meneghel)

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