Erba e il ritorno del calicione
«Non si vede, mettetelo in piazza»

Dopo vent’anni di attese e polemiche è stato collocato nel giardino di Santa Maria Nascente. L’ex sindaco Pozzoli all’attacco

Il calice monumentale di Angelo Miotto è tornato a casa. Nella prima mattina di venerdì 4 marzo due autogru della Porro Trasporti sono arrivate in piazza Prepositurale, completamente chiusa al traffico, per posizionare l’opera in ferro battuto nel giardino della chiesa di Santa Maria Nascente.

È stata una bella giornata per tanti erbesi che da anni sognavano il ritorno in città, ma non manca chi spera ancora in un ritorno in grande stile al centro della piazza.

L’opera - per gli erbesi è semplicemente il “calicione” - è stata realizzata dall’artigiano Miotto, scomparso alla fine del 2021 a Ca’ Prina. Negli anni Novanta campeggiava al centro di piazza Prepositurale, poi venne rimossa sotto l’amministrazione di Enrico Ghioni nei primi anni Duemila per favorire la riqualificazione dell’area. In seguito non è più stata esposta a Erba, ma ha girato l’Italia in lungo e in largo.

Ad assistere ai lavori c’erano Antonio Frigerio e Angelo Castiglioni della Confraternita del Santissimo Sacramento, che ha sempre avuto l’opera in custodia. «È una giornata di soddisfazioni ed emozioni - dice Castiglioni - perché dopo tanto vagare il calice è tornato a Erba, di fianco alla chiesa». Emozione anche per Ferruccio Miotto, il figlio dell’artigiano che ha realizzato l’opera.

Il calice monumentale, alto dieci metri, è stato collocato su un basamento in cemento all’interno del giardino della chiesa prepositurale, a pochi metri in linea d’aria dal punto in cui venne collocato originariamente nel 1991.

Negli ultimi anni, l’ex sindaco Filippo Pozzoli ha condotto una battaglia senza esclusione di colpi per riportare l’opera al centro della nuova piazza. «Il sacro calice è tornato a Erba - commenta - ma spero sia il primo passo, che in futuro torni nella piazza. Mettiamola così: meglio tardi che mai e meglio piuttosto che niente, ma si sarebbe potuto fare di più». Nella posizione attuale, spiega Pozzoli, «non è visibile dalla piazza ed è poco visibile dal Corso, è come se avessimo voluto rimettere il calice a Erba nascondendolo però in un angolo. Mi auguro che venga almeno sistemata la pianta che c’è a ridosso dell’opera, finisce per nasconderlo ancora di più».

(Luca Meneghel)

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