Il fallimento dei ristoranti del fiscalista
Tutti davanti al giudice per bancarotta

Avvocato, commercialista e imprenditore sotto accusa per “Pane e tulipani” C’è anche l’ex presidente di Spt Holding. Fissata l’udienza preliminare

Il fallimento dei ristoranti del fiscalista Tutti davanti al giudice per bancarotta
Il “Pane e tulipani” di via Lambertenghi
(Foto di archivio)

La burrascosa stagione dei ristoranti della galassia del fiscalista comasco Bruno De Benedetto, falliti tra il 2018 e il 2019, approda nelle aule di giustizia. È stata fissata nei giorni scorsi l’udienza preliminare a carico degli imputati coinvolti, a vario titolo, nel dissesto del ristorante Pane e Tulipani di via Lambertenghi e della società Villa Olmo Lago srl, a sua volta protagonista di una complicata turbativa d’asta ai danni del Comune di Como.

Davanti al giudice delle udienze preliminari dovranno comparire (tra gli altri): il ragionier De Benedetto, l’avvocato comasco Andrea Auletta, l’ex calciatore del Como Davide Caremi, la madre Dialma Colombo, l’imprenditore Maurizio Faciolla e – coinvolto per un’altra vicenda, riguardante un giro di fatture asseritamente inesistenti – l’ex presidente di Spt Holding Gian Andrea Gandola.

L’udienza è l’intreccio di tre differenti indagini, poi confluite in un’unica maxi inchiesta: il fallimento di Pane e Tulipani, le tormentate vicende della gestione del ristorante di Villa Olmo con ipotesi di turbativa d’asta e i dissesti di una serie di cooperative (vicenda, quest’ultima, sfociata anche in un’inchiesta dell’antimafia).

Come si ricorderà il locale Pane e Tulipani, per alcuni anni un bar e ristorante diventato di moda in centro sia per la location sia per il connubio tra negozio di fiori e locale di ristorazione, nell’autunno del 2018 venne dichiarato fallito per debiti superiori al milione di euro. In quelle settimane i finanzieri nel Nucleo di polizia economica finanziaria di Como intercettarono strani movimenti attorno al locale. E in particolare bloccarono in centro città un furgone carigo di documentazione fiscale asportata dal bar e destinata alla casa di Albavilla dell’amministratrice della società, Dialma Colombo, all’interno del cui camino i finanzieri rinvennero resti bruciacchiati di pratiche e libri contabili. L’approfondimento delle indagini spinsi la Procura a contestare anche ai soci di fatto (almeno secondo l’indagine) della società una serie di reati di bancarotta fraudolenta, ma non solo. Più nello specifico: la signora Colombo e il figlio Davide Caremi sono accusati di furto, in quanto avrebbero portato via alla società a cui per alcuni mesi era stato dato in locazione il ristorante contanti per 14mila euro nonché piatti, bicchieri, posate e suppellettili per 11mila euro. La stessa amministratrice, con Sebastiano Sorgonà, ristoratore socio di De Benedetto residente in città e l’avvocato Andrea Auletta (oltre allo stesso De Benedetto, ad Alberto Caremi e al commercialista Paolo Lanzara, che hanno già definito la loro posizione) dovranno rispondere anche di bancarotta fraudolenta per avere (a vario titolo) occultato libri sociali e scritture contabili, dissipato denaro con un complicato giro di denaro e contratti di affitto particolarmente onerosi del locale, omesso di pagare le tasse.

Ancora De Benedetto, con il socio Maurizio Faciolla, sono poi accusati di bancarotta fraudolenta per il fallimento del dicembre 2019 della Villa Olmo Lago srl, in quanto i finanzieri hanno riscontrato bonifici in uscita asseritamente non giustificati per 160mila euro, trovato a casa del fiscalista comasco 32mila euro di incassi del ristorante in contanti e constatato il presunto trasferimento di alimenti e bottiglie dalla società ad altri due locali dello stesso ragioniere. Infine, tra gli imputati compare anche il nome di Gian Andrea Gandola, noto a Como soprattutto per essere stato a capo della holding degli autobus di Spt in passato e accusato, in qualità di amministratore prima e liquidatore poi della società Multiservizi Bettel srl, di aver emesso fatture per operazioni inesistenti tra il 2018 e il 2019 per una somma superiore al milione e 200mila euro, e quindi accusato di frode fiscale in concorso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

True