«Io medico nel canale di Sicilia  per soccorrere chi fugge dalla morte»
Alberto Zanini è alla sua seconda esperienza in mare a fianco della Fondazione Francesca Rava

«Io medico nel canale di Sicilia

per soccorrere chi fugge dalla morte»

Alberto Zanini, ginecologo dell’ospedale Fatebenefratelli

Ha trascorso agosto come volontario su una nave della Marina Militare

Dai tranquilli reparti del Fatebenefratelli di Erba ai ponti delle navi della Marina Militare, sul mare agitato del canale di Sicilia, per soccorrere i migranti che ogni giorno cercano la salvezza sulle coste italiane.

Un’avventura che ha visto protagonista il medico Alberto Zanini, 61 anni, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale erbese. Volontario della Fondazione Francesca Rava di Milano, Zanini ha trascorso le sue vacanze a bordo del Cigala Fulgosi, il pattugliatore utilizzato per individuare i barconi carichi di migranti in partenza dalle coste dell’Africa settentrionale.

Dottor Zanini, nel mese di agosto lei è stato uno dei medici volontari in prima linea per soccorrere i migranti in arrivo dai paesi africani. Di che cosa si è occupato?

Dal 10 al 24 agosto sono stato medico volontario a bordo del Cigala Fulgosi, un pattugliatore della Marina Militare. Abbiamo navigato nel canale di Sicilia per soccorrere le imbarcazioni cariche di migranti provenienti dalle coste africane, prima ancora che sbarcassero in Italia; ci siamo anche avvicinati molto alle coste libiche. Io sono ginecologo, ma in questi casi si fa di tutto: mi sono ritrovato ad esempio a gestire emergenze cardiache, è stata un’esperienza molto forte.

Co me è finito a bordo di una nave della Marina Militare? Era la prima volta?

No, anche l’anno scorso ho fatto un’esperienza simile, su una nave più grande. All’epoca l’emergenza era più circoscritta: in quell’occasione ho fatto principalmente il ginecologo, mentre quest’anno tutti i medici volontari sono stati chiamati a gestire una situazione drammatica. Per la prima volta, nella missione del mese scorso, mi sono trovato di fronte a persone che sono morte davanti ai miei occhi nel tentativo di arrivare in Italia. Abbiamo soccorso migranti in condizioni gravissime.

L’intervista completa sul giornale in edicola.


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